

22 NOVEMBRE 2011
HARUKI MURUKAMI
"Tokyo blues, Norvegian wood"
Feltrinelli/Einaudi
Per le strade di Tokyo, affollato crocevia di solitudini, Toru e Naoko, due ragazzi non ancora ventenni, camminano insieme in silenzio. Non sanno cosa dirsi, o forse hanno paura, parlando, di sfiorare il segreto che li tiene sospesi in mezzo alla folla: il ricordo di una sconvolgente tragedia che qualche anno prima li ha legati e divisi per sempre. Una struggente storia d'amore ambientata nel clima inquieto del Sessantotto giapponese, tra lotte studentesche e passioni culturali e politiche. Scandito da una colonna sonora d'eccezione, dai Beatles ai Doors, da Bill Evans a Miles Davis, il libro è il racconto di un'adolescenza che già sfuma nel mito. Steso tra Mykonos e Roma con in mezzo un breve intervallo in Sicilia, sulle note di “Sergeant Pepper’s Lonely Hearts Club Band” a fare da colonna sonora, “Tokyo Blues – Norwegian Wood” viene presentato dall’autore stesso, come un romanzo scritto with a little help da parte di Lennon e McCartney.
"A sud del confine, a ovest del sole"
Feltrinelli
Hajime, figlio unico, si sente un'eccezione nelle famiglie del Giappone del secondo dopoguerra. Fino a che incontra la piccola compagna di scuola, Shimamoto. Un salto tre decenni dopo: Hajime ha due jazz bar nel quartiere di Aoyama, Tōkyō ed una famiglia felice in una vita che non sente sua. Il ricordo del tempo perduto capovolgerà il suo mondo.
Murakami evoca nella narrazione in prima persona la musica come spazio intimo di scambio fra i protagonisti, dove il sorriso con cui Shimamoto ricopre la sua fragilità si fonde con un vinile di Nat King Cole. Le parole inglesi sono puro suono alle orecchie dei due compagni delle elementari. Quando da adulti quelle parole assumeranno significato, il disco non sarà diventato altro che un frammento materiale di passato, più effimero del ricordo.
Ma mentre Hajime affronta la propria esistenza, la sua prima fidanzata Izumi rimane imprigionata nel ricordo dell'abbandono.
Murakami evoca nella narrazione in prima persona la musica come spazio intimo di scambio fra i protagonisti, dove il sorriso con cui Shimamoto ricopre la sua fragilità si fonde con un vinile di Nat King Cole. Le parole inglesi sono puro suono alle orecchie dei due compagni delle elementari. Quando da adulti quelle parole assumeranno significato, il disco non sarà diventato altro che un frammento materiale di passato, più effimero del ricordo.
Ma mentre Hajime affronta la propria esistenza, la sua prima fidanzata Izumi rimane imprigionata nel ricordo dell'abbandono.
Per la maggioranza del gruppo, questo autore è stata una piacevole scoperta, nelle sue pagine si trova un mix di occidente e di oriente, seppure l’attesa di trovare nelle pagine delle atmosfere “più giapponesi”, sia andata in parte delusa perchè queste non si sono respirate ovunque, con l’eccezione dei capitoli di “Tokio blues” dove si narra del luogo alieno nel quale Naoko era stata accolta per guarire e dove al contrario si darà la morte, suicidandosi, ultimo di una catena di gesti, che al lettore appaiono diperati, che costellano questo romanzo, il cui leit-motiv è condensato nelle parole “la morte è una parte della vita”. Molto bella la figura di Reiko che nell’ultimo capitolo fa completare a Toru un percorso di crescita necessario per continuare a vivere dopo lo shock subito con la morte di Naoko. Nelle vicende di questi giovani ventenni di fine anni ’60, all’apice della cosiddetta contestazione studentesca mondiale, si nota però l’assenza totale della famiglia, non vi è traccia di madri e di padri.
Per il titolo “A sud del confine, a ovest del sole” H.M. s’ispira ad un’altra canzone, questa volta presa dal repertorio di Nat King Cole; in entrambi i romanzi il ritmo è scandito dai frequenti riferimenti a canzoni di origine anglosassone, tradendo così il suo grande amore per questa musica. Bisogna sapere, infatti, che in anni giovanili e prima di diventare scrittore affermato, H.M. ha gestito a Tokyo un jazz-bar (autobiografia per Haijme?) ed è probabile che abbia contribuito alla sua occidentalizzazione, al pari della passione per certi autori come Fitzgerald, e si è accentuata nel momento in cui si è trasferito in USA (ricercatore presso l’università di Princeton e poi di Santa Ana in California), cui ha fatto seguito un intenso spostarsi nel mondo, per infine tornare a Tokyo. Un cittadino del mondo, in grado di mediare nei suoi libri la cultura orientale con quella occidentale.
Tornando al protagonista del secondo titolo, Haijme, trentenne indeciso, non è piaciuto; è rimasto bambino, quel figlio unico viziato in famiglia, incapace di trovare una via una volta sbalzato dalla vita ad assumersi, suo malgrado, una responsabilità da adulto qual è. H. M. ha saputo dipingere un quadro dove il presente si impasta col passato nell’ansia bramosa di un futuro negato. Shimamoto, Izumi, Yukiko: è ritratto evocativo e accattivante di fusione, smarrimento e distacco di anime e corpi in bilico tra il reale ed il possibile, dipinti in tutto il fascino delle loro incertezze generatrici di colpe, rimpianti, interrogativi e rimorsi pulsanti di vita. Romanzo dell'io o romanzo-confessione? Un richiamo troppo forte a “Il giovane Holden”?
Un ultima nota: il sesso descritto da H.M., pur esplicito, non indulge su aspetti pruriginosi, resta su piani delicati e non crediamo sia causa di offesa alla sensibilità di una certa fascia di lettrici/lettori.
Per il titolo “A sud del confine, a ovest del sole” H.M. s’ispira ad un’altra canzone, questa volta presa dal repertorio di Nat King Cole; in entrambi i romanzi il ritmo è scandito dai frequenti riferimenti a canzoni di origine anglosassone, tradendo così il suo grande amore per questa musica. Bisogna sapere, infatti, che in anni giovanili e prima di diventare scrittore affermato, H.M. ha gestito a Tokyo un jazz-bar (autobiografia per Haijme?) ed è probabile che abbia contribuito alla sua occidentalizzazione, al pari della passione per certi autori come Fitzgerald, e si è accentuata nel momento in cui si è trasferito in USA (ricercatore presso l’università di Princeton e poi di Santa Ana in California), cui ha fatto seguito un intenso spostarsi nel mondo, per infine tornare a Tokyo. Un cittadino del mondo, in grado di mediare nei suoi libri la cultura orientale con quella occidentale.
Tornando al protagonista del secondo titolo, Haijme, trentenne indeciso, non è piaciuto; è rimasto bambino, quel figlio unico viziato in famiglia, incapace di trovare una via una volta sbalzato dalla vita ad assumersi, suo malgrado, una responsabilità da adulto qual è. H. M. ha saputo dipingere un quadro dove il presente si impasta col passato nell’ansia bramosa di un futuro negato. Shimamoto, Izumi, Yukiko: è ritratto evocativo e accattivante di fusione, smarrimento e distacco di anime e corpi in bilico tra il reale ed il possibile, dipinti in tutto il fascino delle loro incertezze generatrici di colpe, rimpianti, interrogativi e rimorsi pulsanti di vita. Romanzo dell'io o romanzo-confessione? Un richiamo troppo forte a “Il giovane Holden”?
Un ultima nota: il sesso descritto da H.M., pur esplicito, non indulge su aspetti pruriginosi, resta su piani delicati e non crediamo sia causa di offesa alla sensibilità di una certa fascia di lettrici/lettori.
Il titolo di Dicembre è:
"Gita a Tindari" - Sellerio - di Andrea Camilleri
protagonista Salvo Montalbano e i suoi collaboratori.
La data è per oggi da definire.
Potrebbe essere il 15, giovedì. alle 15.30 ci scambieremo gli auguri.
Seguite il blog per conoscere la data.

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