DIRETTAMENTE DALLA PENNA DI FRANCESCO ...
Paolo MAURENSIG
LA VARIANTE DI LUNEBURG
LA VARIANTE DI LUNEBURG
Editore Adelphi
Lo scacchista non può concepire la vita senza il campo di battaglia della scacchiera. IL gioco è cruento e la leggenda vuole che sia costata la vita al suo stesso inventore. Chi ne è preso dalla passione rimane ad esso indissolubilmente legato in modo totalizzante se non distruttivo.
Chi narra è l’ebreo Tabori che cerca da decenni senza successo il suo aguzzino nazista che nel campo di concentramento lo aveva costretto a giocare a scacchi, ponendo come posta la vita dei suoi compagni di sventura. Ad ogni sconfitta di Tabori ne venivano giustiziati un numero crescente in progressione geometrica. In tal modo l’ufficiale nazista si assicurava che l’ avversario giocasse non per compiacerlo ma bensì al massimo delle sue capacità di grande giocatore, qual’era stato prima del suo internamento.
L’occasione per scovarlo gliela offre un ragazzo adolescente molto dotato al quale egli insegna tutta l’arte del gioco, compresa una originalissima variante che “ implica il sacrificio di un cavallo, dopodiché si precipita nel caos, ma conoscendone le conseguenze si può contare di uscirne vittoriosi otto volte su dieci”. Sarà questa variante adottata da Tabori al tempo dell’internamento ed ora dal giovane Mayer nei tornei internazionali a funzionare da esca .
L’ex ufficiale nazista, divenuto facoltoso imprenditore con lo pseudonimo di Frisch, ma rimasto accanito appassionato di scacchi, ne parlerà nella sua rivista di scacchi , permettendo così a Tabori di identificarlo. Sarà il giovane Mayer a recapitare a Frisch come segno di riconoscimento un cencio a forma di scacchiera dei tempi dell’internamento. E Frisch si suiciderà dopo avervi giocato in solitudine “ la sua ultima partita: quella con la morte.”
E’ un romanzo che coinvolge come un giallo, di cui mi pare abbia la struttura, con indizi significati e considerazioni che si apprezzano appieno solo con una seconda lettura, almeno della prima parte. Così è successo a me.
Importante, puntuale e convincente l’ambientazione storica delle vicende nel grande ed affascinante mondo degli scacchi di cui fa rivivere imprese straordinarie e protagonisti storici. Di questi sa cogliere ed infondere nei suoi personaggi le grandi genialità, le passioni, le fragilità psicologiche, gli incubi e le tremende solitudini. Tabori è solo nella ricerca ostinata del suo aguzzino e nel concepire il piano per scovarlo. Mayer si riduce ad una solitudine degradata e vagabonda dopo la scomparsa del suo maestro. Frisch coltiva in solitudine la passione per gli scacchi, seppellito nel suo mondo dorato sotto falsa identità.
E ci sono anche pagine tremende, quelle che parlano dell’odio montante che ha coinvolto intere nazioni negli anni trenta, del fatalismo degli ebrei, della ferocia nazista nel demolire le personalità delle vittime ridotte a vedere negli aguzzini delle deità per il loro potere di vita e di morte . Parlano del calvario del recluso fino alla insensibilità al dolore come condizione per la sopravvivenza. E’ sempre con stupefatta partecipazione che leggo pagine così coinvolgenti della ricostruzione storica ed ambientale di quella immensa tragedia dell’umanità. Ed a questo proposito per capire e sapere di più vorrei raccomandare due romanzi dal preponderante contenuto autobiografico: Helga Schneider “Lasciami andare madre”; Imre Kertész (premio nobel) “Essere senza destino”. La prima ha avuto una madre fanatica nazista , che tale è rimasta anche dopo tanti anni . Il secondo racconta la sua shoah attraversata con la sua vita ed i suoi occhi di adolescente.

