
Pier Paolo Pasolini - Ragazzi di vita - Garzanti
In otto capitoli Pasolini, con maestria giornalistica, denuncia lo stato dei sobborghi più degradati di Roma e la vita dei suoi abitanti: padri ubriaconi, madri schiavizzate e maltrattate, figli per strada o in galera, scuole utilizzate come abitazioni per sfollati e nessun intento educativo. Romanzo crudo che non lascia indifferenti, le parole colpiscono come pugnalate. Pasolini è diventato famoso con questo romanzo acre, violento, fortissimo. La miseria italiana, i baraccati, l'odore della sporcizia e dei panni vecchi, le periferie squallide, le estati roventi che ridestano appetiti pressoché bestiali, hanno trovato un descrittore commosso e lirico, tenuto saldamente al terreno da una severa fede politica.
Con questi argomenti avete dubbi che la discussione del libro abbia ostacolo a fluire e svilupparsi ? Certo che no.
Dobbiamo premettere che, quasi fosse una costante astronomica, il gruppo si è diviso tra quelli che sono riusciti a leggerlo per intero, magari con una certa fatica, e tutti gli altri che hanno scelto il contrario, vuoi per il lessico e l'abbondante uso del dialetto romanesco , vuoi proprio per il tema in se stesso. Troppa amarezza, crudeltà e angoscia da sopportare e arrivare all'ultima pagina che vede la tragica morte di Genesio, annegato nelle acque dell'Aniene, il secondo fiume di Roma, sulle cui rive si svolgono molte delle avventure (sovente tragicomiche) dei protagonisti e qui si può individuare la metafora: il fiume è come la vita che fluisce così come scorrono le sue acque (fin da allora inquinate !). C'è chi riesce ad attraversare indenne e raggiungere la sponda opposta e chi nell'intento purtroppo perisce, al pari delle vicende umane.
Coloro che l'hanno letto sono concordi nell'affermare l'attualità dei temi trattati, soprattutto per il coinvolgimento emotivo legato alle problematiche minorili. Sono adolescenti che non hanno avuto infanzia, proiettati indifesi in un mondo dove devono sopravvivere alla crudeltà, cattiveria, sopraffazione non solo degli adulti ma anche dei coetanei. Dove i genitori - quando vivi - sono spesso latitanti e le mamme coraggiose e frustrate dal destino avverso, sono vittime di mariti violenti e fannulloni. I ragazzi non ricevono dalla famiglia esempi positivi nell'amaro racconto - non romanzo - di P.P.P. : questo libro non si può infatti classificare tra i romanzi, non essendoci una trama, ma solo un filo conduttore che unisce gli otto capitoli quasi una cronaca documentaristica, un reportage giornalistico, una denuncia che a quei tempi suscitò scalpore e scandalo. L'autore fu denunciato e processato per oscenità e turpiloquio, ma assolto - con formula piena (!) - per non aver commesso il fatto; sappiamo come in quegli anni la società non fosse ancora pronta a conoscere e metabolizzare certe verità. In "Ragazzi di vita" si avvertono le prime espressioni del valente regista cinematografico che diverrà negli anni a venire; la sua scrittura - quando abbandona i dialoghi, per lo più costituiti da invettive e insulti, tanto povero e inaridito è l'animo di quegli adolescenti - per passare alle ambientazioni, ci permette di vedere scorci della Roma del dopoguerra aggredita e soffocata dai cantieri edili che producevano abitazioni - necessarie - a ritmo febbrile e dove si percepisce lo scontro sociale tra coloro che vivono in "centro" , dalla vita agiata, e gli altri che vivono in periferia nella miseria non solo materiale ma anche morale.
Per concludere una nota musicale. Poiché nel libro ricorrono più volte un paio di parole tratte dai versi di una canzone in voga allora ... zoccoletti, zoccoletti ... c'è chi si è incuriosito e ha posto la domanda: ma come sarà la melodia e il seguito del testo? Beh, il nostro gruppo non ha limiti e come con Google si trova risposta a tutto. Teresa si è prontamente esibita in un assolo canoro - tra gli applausi - dando così risposta alla domanda curiosa.
Per chi volesse il testo intero eccolo di seguito trascritto.
Zoccoletti zoccoletti / che davate ogni mattina / il buongiorno assieme a Nina. Zoccoletti zoccoletti / che soltanto dal rumore / facevate allegro il cuore. Non rallegrate più la mia casetta / e solamente un passero cinguetta. / Perché. chi mi voleva bene m’ha lasciato / perché l’amore mio non l’ha capito / e son rimasto solo e innamorato. Conto e riconto, / pianto su pianto, / il mondo canta e non l’ascolto più. Ho consumato mille fazzoletti / e del mio pianto l’ho bagnati tutti / sognando un viso e voi miei zoccoletti.Ma dove sei, / che cosa fai, / perché al mio amore non ritorni più.Zoccoletti zoccoletti / come in trono una regina / portavate ogni mattina.Zoccoletti zoccoletti / io cantavo, lei cantava / mentre un bacio mi donava.E adesso che non fate più rumore, / mi camminate ancora sopra il cuore. / Perchè.Ho consumato mille fazzoletti / e del mio pianto l’ho bagnati tutti / sognando un viso e voi miei zoccoletti.Ma dove sei, / che cosa fai, / perché al mio amore non ritorni più.Zoccoletti zoccoletti / che davate ogni mattina / il buongiorno assieme a Nina.
Il prossimo incontro 19 febbraio 2009 commenteremo l'opera postuma di
Oriana Fallaci:
Un cappello pieno di ciliege
Rizzoli Editore
a cura di Lucia e Alberto