Gruppo di Lettura di Rozzano

1.7.09

Francesco e "LA PORTA"
di Magda Szabò

Il libro racconta la storia di un'amicizia difficile e conflittuale che cresce progressivamente tra due persone : la scrittrice narrante e " la vecchia" Emerenc, due persone che sono una l’opposto dell’altra. Il romanzo è un continuo contrappunto tra la fragilità della scrittrice e l’enorme forza di carattere di Emerenc.
Emerenc è una portinaia e collaboratrice familiare, lavoratrice infaticabile che giganteggia per la sua grandissima dignità: è lei che cerca informazioni sul suo potenziale datore di lavoro, che dice "io non lavo i panni al primo che capita". La dignità non dipende dal lavoro che si fa o dal grado sociale, ma la si costruisce e la si difende.
Il mondo delle idee - valori e giudizi - non viene ad Emerenc da educazione familiare, scuole cultura e religione, ma dalla tremenda scuola di vita che l’ha segnata. E’ anti-intelletuale, è contro tutte le istituzioni, è manichea: distingue tra quelli che tengono la scopa in mano e quelli che fanno scopare.
Amore, come inteso da Emerenc, non è intrusione ma presenza, empatia, compassione (Piatto dell’amicizia), fino al rischio della vita (nasconde il tedesco, il russo, l’avvocato) o all'estrema compromissione di sè (spaccia come sua figlia Evy Grossman). Amore che travalica gli esseri umani e quasi stregonescamente avvince gli animali vicini a lei, che ricambiano (antropologicamente) : la giovenca Viola, il cane Viola, i gatti.
Custodisce il suo mondo dietro una porta che a nessuno è permesso valicare. Disvela la sua storia alla scrittrice man mano che cresce l’attaccamento reciproco. E la scrittrice sarà la sola invitata a varcare quella porta, come suprema dimostrazione d’affetto, quando Emerenc si rende conto che la sua vita si avvicina alla conclusione.
Ma Schopenauer dice che il legame sentimentale rappresenta una aggressione da cui nascono potenziali pericoli. Così a un grande amore corrisponde un grande tradimento: Emerenc, malata, viene tradita proprio dalla scrittrice che farà forzare la porta costringendola a continuare a vivere, contro la sua volontà e disegno.
Alla conclusione del romanzo mi sembra che si imponga prepotentemente un quesito fondamentale: accettare il suicidio di Polett, dopo aver donato alla anziana signorina tutte le amorevoli cure ed amicizia umanamente possibili? Lasciare Emerenc morire tra gli escrementi? O all’opposto impedire il suicidio di Polett e forzare Emerenc a vivere ?
Da un lato c’è la fragile e trepidante scrittrice che mi sembra rappresenti tutte le umane contraddizioni e debolezze; dall’altro c’è Emerenc che nonostante la ruvidezza del carattere sa avvolgere di autentico e compassionevole amore la anziana Polett di cui rispetta la scelta suprema che aiuta a compiere con dignità . Quella stessa Emerenc fa per sé una altrettanto netta scelta di vita che gli altri non rispettano calpestando la sua dignità.
Ognuno ha da fare le sue scelte. Da parte mia non ho dubbi da che parte schierarmi: con la affascinante Emerenc.
a cura di Lucia e Alberto