"LE BRACI" di ... FRANCESCO
E’ la storia di una intensa amicizia giovanile degradata nel suo opposto col sopraggiungere della maturità. In una “’Austria felix”, ma già sull’orlo del suo disfacimento, il giovane Henrich appartiene per nascita alla ricca nobiltà, ed in essa vive come naturale vocazione il proprio ruolo di ufficiale dell’esercito, nel mondo sfavillante della corte imperiale. La famiglia del giovane Konrad ha invece sacrificato tutto per far sì che il figlio possa entrare a far parte di quel mondo. Ma Konrad ha doti naturali non consone ad un soldato: ha sensibilità ed inclinazioni musicali , ama la cultura e la lettura. Ma questa ricchezza interiore anziché dare spessore esistenziale alla sua vita, si tramuta segretamente in invidia fino all’odio per la benevolenza di cui il suo amico Henrich è sempre circondato nel bel mondo dell’alta società, dove egli si muove, invece, con rigida formalità e dove trova freddezza e distanza. La situazione si aggrava col sorgere di una segreta intesa amorosa con la moglie Krisztina del suo amico Henrich che ha le sue stesse inclinazioni elettive. Nella semioscurità di un’alba di caccia Konrad punto il fucile verso la nuca dell’amico che si trova sulla traiettoria di un cervo, ma non ha il coraggio di sparare perché “è un vigliacco”. Il tragico gorgo sentimentale risucchia il resto dell’esistenza dei tre personaggi in un romantico destino di solitudine. Konrad scompare per andare a sprofondarsi, in esilio volontario, nell’inferno tropicale della Malesia. Henrich si ritira nel casino di caccia della sua tenuta. Krisztina, rimasta nel castello, si lascia morire in pochi anni dopo la delusione del non ritorno di Konrad e il silenzio di Henrich. Quarantuno anni dopo Konrad, vecchio, si riaffaccia al castello per vedere un’ultima volta i luoghi e le persone dove e con cui ha vissuto quell’unica stagione di passione le cui braci hanno continuato a fiammeggiare nel suo lungo esilio. Henrich, vecchio, lo ha atteso per tutta la vita per avere risposte ai tradimenti dell’amico e della moglie su cui, nella solitudine, ha lungamente meditato.
Tutto il romanzo è una lunga sequenza di sconfitte. Henrich fallisce perché riversa la sua carica affettiva su persone (Konrad, Krisztina) con le quali non può scoccare la scintilla della dedizione reciproca,di amicizia o amorosa, perché manca con esse la affinità elettiva. Le sceglie e le attrae nel suo mondo con la profusione dei suoi mezzi, ma resteranno diverse da lui ed egli non riuscirà a penetrare nel loro segreto e le perderà entrambe. Konrad fallisce perché subisce scelte altrui che gli impongono un ruolo che vive come mestiere e non come vocazione. Ed una volta formatosi il suo carattere patisce il desiderio di essere diverso da quello che è. La tensione emotiva lo trascina nell’invidia e odio verso l’amico sul quale compie, almeno intenzionalmente, il gesto estremo dell’assassinio. Si autopunisce dei suoi tradimenti vivendo per quarant’anni in un ambiente che gli toglie ogni sostanza intellettuale ed artistica.
Il libro è denso di considerazioni filosofiche sulla sostanza dell’amicizia, sul significato dell’uccisione, sulla ineluttabilità del proprio destino, sull’appartenenza alla propria storia, terra , società e cultura .I riflessi autobiografici di uno scrittore fecondo che ha patito l’emarginazione e la separazione anche fisica dalla sua terra e dal suo mondo culturale sono evidenti. Quella intensa nostalgia gli ha ispirato delle sublimi pagine di ambientazione nei luoghi, nel castello e nell’incanto della natura, che traspaiono vivissime come le braci mai sopite nell’animo dei suoi protagonisti.
a cura di Lucia e Alberto
E’ la storia di una intensa amicizia giovanile degradata nel suo opposto col sopraggiungere della maturità. In una “’Austria felix”, ma già sull’orlo del suo disfacimento, il giovane Henrich appartiene per nascita alla ricca nobiltà, ed in essa vive come naturale vocazione il proprio ruolo di ufficiale dell’esercito, nel mondo sfavillante della corte imperiale. La famiglia del giovane Konrad ha invece sacrificato tutto per far sì che il figlio possa entrare a far parte di quel mondo. Ma Konrad ha doti naturali non consone ad un soldato: ha sensibilità ed inclinazioni musicali , ama la cultura e la lettura. Ma questa ricchezza interiore anziché dare spessore esistenziale alla sua vita, si tramuta segretamente in invidia fino all’odio per la benevolenza di cui il suo amico Henrich è sempre circondato nel bel mondo dell’alta società, dove egli si muove, invece, con rigida formalità e dove trova freddezza e distanza. La situazione si aggrava col sorgere di una segreta intesa amorosa con la moglie Krisztina del suo amico Henrich che ha le sue stesse inclinazioni elettive. Nella semioscurità di un’alba di caccia Konrad punto il fucile verso la nuca dell’amico che si trova sulla traiettoria di un cervo, ma non ha il coraggio di sparare perché “è un vigliacco”. Il tragico gorgo sentimentale risucchia il resto dell’esistenza dei tre personaggi in un romantico destino di solitudine. Konrad scompare per andare a sprofondarsi, in esilio volontario, nell’inferno tropicale della Malesia. Henrich si ritira nel casino di caccia della sua tenuta. Krisztina, rimasta nel castello, si lascia morire in pochi anni dopo la delusione del non ritorno di Konrad e il silenzio di Henrich. Quarantuno anni dopo Konrad, vecchio, si riaffaccia al castello per vedere un’ultima volta i luoghi e le persone dove e con cui ha vissuto quell’unica stagione di passione le cui braci hanno continuato a fiammeggiare nel suo lungo esilio. Henrich, vecchio, lo ha atteso per tutta la vita per avere risposte ai tradimenti dell’amico e della moglie su cui, nella solitudine, ha lungamente meditato.
Tutto il romanzo è una lunga sequenza di sconfitte. Henrich fallisce perché riversa la sua carica affettiva su persone (Konrad, Krisztina) con le quali non può scoccare la scintilla della dedizione reciproca,di amicizia o amorosa, perché manca con esse la affinità elettiva. Le sceglie e le attrae nel suo mondo con la profusione dei suoi mezzi, ma resteranno diverse da lui ed egli non riuscirà a penetrare nel loro segreto e le perderà entrambe. Konrad fallisce perché subisce scelte altrui che gli impongono un ruolo che vive come mestiere e non come vocazione. Ed una volta formatosi il suo carattere patisce il desiderio di essere diverso da quello che è. La tensione emotiva lo trascina nell’invidia e odio verso l’amico sul quale compie, almeno intenzionalmente, il gesto estremo dell’assassinio. Si autopunisce dei suoi tradimenti vivendo per quarant’anni in un ambiente che gli toglie ogni sostanza intellettuale ed artistica.
Il libro è denso di considerazioni filosofiche sulla sostanza dell’amicizia, sul significato dell’uccisione, sulla ineluttabilità del proprio destino, sull’appartenenza alla propria storia, terra , società e cultura .I riflessi autobiografici di uno scrittore fecondo che ha patito l’emarginazione e la separazione anche fisica dalla sua terra e dal suo mondo culturale sono evidenti. Quella intensa nostalgia gli ha ispirato delle sublimi pagine di ambientazione nei luoghi, nel castello e nell’incanto della natura, che traspaiono vivissime come le braci mai sopite nell’animo dei suoi protagonisti.
a cura di Lucia e Alberto

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