Gruppo di Lettura di Rozzano

22.5.09



"LE BRACI" di SANDOR MARAI
editore ADELPHI




Benchè pubblicato e probabilmente anche scritto nel 1942, è un libro collocabile, sia per l'aria che si respira, che per i caratteri dei personaggi e le loro vicende, nella letteratura tradizionale romantica ottocentesca. Una storia con l'inflazionato - non primo e nemmeno mai ultimo - triangolo amoroso, interrotto bruscamente con la fuga ai Tropici dell'amante della moglie di un alto ufficiale asburgico.

La vicenda: dopo quarantun anni, due uomini, che da giovani sono stati inseparabili (una di quelle amicizie maschili non meno intense del rapporto fra due gemelli monozigoti), tornano a incontrarsi in un castello ai piedi dei Carpazi. Uno ha passato quei decenni in Estremo Oriente, l'altro non si è mosso dalla sua proprietà. Ma entrambi hanno vissuto in attesa di quel momento. Null'altro contava, per loro. Perché? Perché condividono un segreto che possiede una forza singolare: ""una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso dà calore alla vita e la mantiene in tensione"". Tutto converge verso un 'duello senza spade' - e ben più crudele. Tra loro, nell'ombra, il fantasma di una donna.

L'Autore ha affascinato il lettore con una prosa limpida, incalzante e allo stesso tempo scorrevole, catturandone l'attenzione con una misurata dose di suspance: assomiglia a un paesaggio a tutti invisibile perchè protetto da una fitta nebbia che pian piano, con lo scorrere delle pagine, si attenua e si dirada fino a dissolversi e disvelare alla fine la realtà. Scopre il passato mentre narra il presente. Magico il capitolo clou quando i due sono entrambi a caccia nel fitto del bosco, fin da prima dell'alba, allorchè Henrik percepisce di avere la canna del fucile di Konrad puntata su di sè.
E' un'opera che ha suggerito in tutti i presenti una serie di domande alle quali s'è cercato, durante il dibattito, di trovare risposte oggettive, senza però raggiungere un'unità nell'esito, cosicchè ognuno ha conservato i rispettivi punti interrogativi suggeriti dalla lettura.
Eccone alcuni. Perchè mai Konrad ritorna dopo 41 anni dal giorno della sua fuga improvvisa e inaspettata? Perchè non risponde alle domande che gli vengono rivolte? Perchè non parla e non interviene nel lungo monologo del Generale? Ha davvero puntato il fucile contro l'amico? Erano d'accordo lui e Krisztina?
E il diario di quest'ultima, conservato per anni, rinvenuto alla sua morte e mai aperto dal marito nel momento in cui finalmente avrebbero potuto entrambi leggerlo e scoprire i pensieri della donna amata da entrambi, viene gettato nel fuoco del camino in cui viene lasciato bruciare fino a diventare cenere.
E' opinione che il Generale sia il "cattivo" in quanto ha abbandonato la moglie, senza perdonarla, ritirandosi a due ore di cavallo dalla villa-castello dove lascia che Krisztina muoia da sola senza mai più rivederla, pur sapendo della sua malattia. Krisztina si è lasciata morire perchè si è sentita abbandonata da entrambi? Konrad è un vigliacco, come nell'accusa da lei pronunciata allorchè si era resa conto che K. era fuggito? Ma non è forse - nella sua presunta vigliaccheria - un uomo che ha voluto - nel momento cruciale - risparmiare la vita a colui che gli aveva manifestato devota amicizia? Konrad stesso ha vissuto con il Generale una situazione difficile da quando, diventato adulto, si era reso conto che verso di lui non aveva più nobili sentimenti e quando l'affinità elettiva dell'amicizia adolescenziale si era trasformata nell'esatto contrario, troppo diversi gli animi e gli ideali tra i due. E' Krisztina la vera e unica vittima? Abbandonata sia dall'amante, fuggito ai Tropici, sia dal marito? E ancora Henrik non è anche lui al tempo stesso "vittima" delle circostanze in quanto aveva sempre nutrito sentimenti di profonda e sincera amicizia per K. e aveva sposato Krisztina per amore e si ritrova senza moglie/amore e senza amico? Konrad fuggendo ai tropici non rinuncia non solo al piacere delle sue aspirazioni intellettuali (la musica, le letture) ma anche all'amore dell'amata? Sono Henrik e Konrad dei reclusi, ciascuno a proprio modo, il primo prigioniero dei ricordi (41 anni di meditazioni e di cupe riflessioni) e il secondo privato dalle sue maggiori aspirazioni (la presenza dell'amante e la possibilità di fare musica e leggere) in questo impedito dal clima dei Tropici avverso e malsano per un europeo?
Insomma mille domande e mille dubbi, tutti soggettivi, suggeriti dalla propria sensibilità e mediati dalle rispettive personali esperienze di vita e di cultura e accordo di tutti, con una sola eccezione, che sia un grande romanzo dal momento che ha suscitato così tante emozioni.
Il 25 Giugno prossimo - alle 20.45 - ci troveremo per la serata che precede la pausa estiva: commenteremo due romanzi di un'altra grande esponente della letteratura ungherese.
Magda Szabò : "LA PORTA" e "LA BALLATA DI IZA"
entrambi editi in Italia da EINAUDI
a cura di Lucia e Alberto