Gruppo di Lettura di Rozzano

26.4.09

COMMENTO DI FRANCESCO
"LO STRANO CASO DEL CANE UCCISO A MEZZANOTTE"
di Mark Haddon
Einaudi editore

A conclusione della lettura fatta quasi di un fiato di questo “strano caso” mi sono reso conto che Mark Haddon è riuscito ad evaporare la mia ingombrante età di ultrasettantenne per farmi immedesimare nella inquieta e sensibilissima personalità di Christopher Boone, quindicenne autistico che vede e vive il suo mondo con tutte le complicazioni, le idiosincrasie e le paure che la sindrome di Asperger gli ha messo addosso.
Bella l’idea di far vivere l’accaduto del cane della vicina ucciso con una forconata come un giallo con un assassinio ed un morto, anche se questo è solo un cane. L’assassino c’è davvero ed il ragazzo investigatore lo percepisce come tale: malfattore terribile e pericoloso, da cui bisogna difendersi, magari impugnando un coltellino svizzero. Ma costui è suo padre, per cui non gli resta che fuggire di casa ed in un viaggio avventuroso affrontare un mondo che la sua malattia gli aveva precluso, fatto di strade e luoghi sconosciuti, un treno sconosciuto, una Londra con la sua metropolitana sconosciuta, e con la forza della sua intelligenza acutissima raggiungere con successo la madre che lo aveva lasciato due anni prima.
Calati nell’esistenza del ragazzo vediamo ed interagiamo con la realtà in modo straordinariamente più intenso delle persone cosiddette normali. Le quali in confronto sono generalmente banali, spesso rozze se non triviali salvo rarissime eccezioni.
Non è il ragazzo a guarire ma sono invece i suoi genitori che singolarmente , riconoscendo i propri errori, imboccano una via di guarigione ritrovando con lui un rapporto genuinamente ed intensamente più vero. C’è un filo di speranza anche per il ragazzo che, nella ritrovata protezione famigliare, ha modo di mettere a frutto le sue straordinarie doti intellettuali per accedere al mondo universitario. Qui avverrà la sua rivincita, perché studiando e lavorando con adulti ben più anziani di lui guadagnerà quel riconoscimento e quella parità di rapporti umani che la malattia aveva impedito.
Non si può non provare gratitudine verso l’autore che con la sua serietà ,approfondimento e delicatezza ha trovato il modo di farci entrare nello scenario esistenziale di questo handicap. E di farci cogliere la ricchezza di vita per molti versi superiore rispetto a quella che noi, cosiddetti normali, crediamo presuntuosamente di possedere.
Tutto questo lo fa con una scrittura capace di dosare in un ben riuscito contrappunto avventura, ironia e delicata sensibilità che alla fine ci fanno provare profonda simpatia per questo ragazzo che la routine della vita sociale ci fa normalmente percepire come un diverso sconosciuto.