Gruppo di Lettura di Rozzano

15.12.07

Incontro del 14 dicembre 2007

Una cosa da nulla di Mark Haddon - Einaudi editore - http://www.einaudi.it/


"La storia può essere raccontata così: George e Jean hanno fatto nella vita tutto quello che dovevano. Una casa, due figli adulti, un nipotino. Ora che George è andato in pensione, l'ultima stagione della vita si apre placida davanti a loro: cosa mai potrebbe venire a scuotere lo loro solide conquiste? Ma la stessa storia può essere raccontata in altro modo: George e Jean hanno fatto nella vita tutti gli errori che potevano. Hanno allevato una figlia debole che non riescono ad aiutare e un figlio omosessuale di cui si vergognano, sono incapaci di comunicare tra di loro, si tradiscono con disinvoltura. La vita è giunta quasi al capolinea, senza che niente, mai, li abbia costretti a una resa dei conti. Ma quando meno se l'aspettano, un evento insignificante creerà una piccola valanga, che si alimenterà di altri eventi e problemi e segreti, fino a travolgere le vite di tutti quanti li circondano".

Quest'opera è piaciuta a tutti, o quasi, anche se bisogna rilevare che per molti l'approccio è risultato un po' ostico e per niente stimolante. Coloro che hanno resistito hanno scoperto un bel romanzo dove si racconta di una famiglia media inglese dei nostri tempi costretta ad affrontare un momento particolarmente cruciale: un adulterio, una giovane mamma separata con un figlio piccolo, un amore gay, una malattia (presunta), il tutto mentre fervono i preparativi di un matrimonio. Merito dell'Autore aver avuto la capacità di esporli in modo lieve e, a volte, con una sottile vena comica, tipicamente inglese.
Se non avesse usato questo stile, sarebbe stato un romanzo qualunque, così, al contrario, ha fatto partecipe il lettore dei dubbi di Jean che alla fine preferirà il marito George all'amante; dove ha dimostrato che le convenzioni e i pregiudizi sociali borghesi sono sbagliati: Ray si rivelerà, alla resa dei conti, un uomo dalla testa sulle spalle, concreto nei fatti, il nuovo marito per la figlia e in pratica l'artefice della felice conclusione della vicenda. M.H. ha infine descritto un amore omosessuale con garbo e semplicità. Un epilogo dove l'istituzione famigliare prevale su tutto in un alone d'ottimismo.

Il commesso di Bernard Malamud - Einaudi editore - http://www.einaudi.it/

"Storie, storie, storie: per me non esiste altro. Spesso gli scrittori che non riescono a inventare una storia seguono altre strategie, invece io sono convinto che la storia sia l’elemento di base della narrativa. Le storie ci accompagneranno finché esisterà l’uomo. Lo si capisce, in parte, dall’effetto che hanno sui bambini. Grazie alle storie i bambini capiscono che il mistero non li ucciderà. Grazie alle storie scoprono di avere un futuro."

Questo è un romanzo molto diverso dal precedente. I protagonisti sono due figure tipiche nuovayorkesi: l'ebreo russo - Morris Bober - proprietario di un negozietto, oppresso oltre che da miseria e sfortuna anche da un atavico pessimismo; poi, il commesso, il giovane immigrato italiano, Frank Alpine, che porta con sè la furbizia contadina e nello stesso tempo l'umiltà da pastore di pecore o da frate francescano, innamorato di Helen, la figlia di Morris.
Se il romanzo precedente ha il lieto fine, questo ha un finale che lascia il dubbio dell'ombra di una spirale che s'involve e che riporta il protagonista, e con lui il lettore, alla prima pagina del romanzo.
Unanime l'interrogativo: qual'è il vero Frank? Quello che all'inizio della storia rapina il misero Morris e poi diventa il commesso (del titolo) ? Oppure è quello che svolge un doppio lavoro per consentire a Helen, dopo la morte del padre, di poter terminare gli studi, interrotti per aiutare economicamente i genitori?
E ancora: il suo altruismo nasconde uno scopo? F. è identificabile nello stereotipo dell'immigrato che, senza arte nè parte, si costruisce da solo, con la fatica del lavoro e dell'intraprendenza personale, un futuro di successo?
L'opera, pur nella sua struggente malinconia, è piaciuta. Il piccolo angolo di NY dell'immediato secondo dopoguerra, con i suoi miseri protagonisti, poveri, tipicamente yiddish, un mondo chiuso in sè stesso e senza speranza, prigionieri della rigidità della loro cultura, ha coinvolto il lettore, tanto che, a volte, ha dovuto interrompere la lettura, riprendere fiato, e poi proseguire.


Buone Feste a tutti

Prossimo incontro
lunedì 14 gennaio 2008
Un amore - Dino Buzzati - Mondadori
L'animale morente - Philip Roth - Einaudi

A cura di Lucia e Alberto

Incontro del 5 dicembre 2007

Valeria Palumbo intervista Alessandra Tedesco
Siamo giunti all'ultimo appuntamento de: "La biblioteca incontra... parole, musiche, libri e cocktail".
Ringraziamo tutti gli organizzatori della biblioteca di Rozzano che con il loro lavoro hanno reso possibile questi momenti d'incontro dove poter parlare di libri con gli stessi autori e nel contempo sorseggiare un cocktail preparato per l'occasione dall'associazione barman AIBES.
Valeria Palumbo, caporedattrice dell'Europeo, che i nostri lettori già conoscono, ha intervistato Alessandra Tedesco che, insieme a Francesca Del Rosso non presente per motivi di salute, sono le autrice del libro "La vita è un cactus" edito da Sonzogno.
http://www.speakers-corner.it/sonzogno/index.htm

"Ester, Miriam, Camilla, Gaia, Beatrice e Paoletta sono amiche e tutte possiedono un cactus che ne rispecchia la personalità; il rapporto con la pianta è il rapporto con l'altro sesso: imparare il giusto equilibrio nei rapporti sentimentali è quanto di più difficile. Per consigli pratici di botanica e psicologia maschile le ragazze si ritrovano al GAA, il Gruppo di Auto Aiuto, che insegna a superare l'ennesima delusione e a prepararsi al grande amore (sempre dietro l'angolo). E soprattutto a ridere di questi uomini infantili, egoisti, bugiardi e... irti di spine."

La vicenda che sta alla base del libro è di Alessandra Tedesco che nell'aprile del 2004 sul suo piccolo balcone cittadino trovò, come unico superstite, un cactus; gli altri vasi di fiori erano tutti secchi. Nonostante non fosse in buone condizioni era comunque vivo e tale voleva rimanere. Le autrici incominciarono a leggere sull'argomento, incontrarono appassionati e poco per volta il romanzo si è costruito ed ora il giudizio spetta ai lettori: chissà se aumenteranno le vendite dei cactus?
Non fatevi ingannare dall'aspetto giocoso e volutamente leggero del libro perché tra le sue pagine si nascondono anche le amarezze e le difficoltà della vita.

A cura di Lucia e Alberto

5.12.07

ARRIVEDERCI A TUTTI

GLI APPASSIONATI DEL GIALLO




Noi italiani, parlando con uno straniero anglofono, non possiamo utilizzare l' arcinota espressione giallo come sinonimo di un romanzo poliziesco, non verremmo compresi. Questa definizione, esclusivamente italiana, venne coniata dai giornalisti di quei tempi, era il 1929, sulla scia del successo avuto dall'editore Mondadori dopo che pubblicò il primo volume inaugurando una fortunata collana specializzata con copertina caratterizzata da un disegno racchiuso in un cerchio (nei primi numeri fu un poligono regolare) su sfondo giallo, da cui ...

Questa e tante altre notizie interessanti sono state raccontate da Tecla Dozio la sera del 29 novembre scorso nella sala conferenze del Centro Culturale Cascina Grande di Rozzano in occasione dell'ultimo appuntamento dedicato al romanzo giallo.

Con la sua ormai conosciuta esperienza del Mistery novel, questa è la terminologia anglosassone, ovunque usata, e la compagnia di due bravi cabarettisti Fabrizio Canciani e Stefano Covri, Tecla Dozio ha compiuto un breve viaggio nella storia di questa particolare forma di letturatura, iniziando dalle sue origini, più o meno riconosciute, con il capostipite Edgard A. Poe e poi Wilke Collins, Sir Arthur C. Doyle, Agata Christie, Raymond Chandler, ecc. , un lungo elenco di giallisti di lingua inglese che hanno con gli anni evoluto la forma e la struttura dei romanzi, inventando nuovi personaggi protagonisti, divenuti famosi, quali Sherlock Holmes, Ercule Poirot, Philip Marlowe, ecc. .

Esaurita la produzione straniera, non prima di aver menzionato anche i non anglofoni (G. Simenon su tutti), Tecla Dozio ci ha guidato sul cammino del Giallo italiano.

E' interessante premettere che la definizione romanzo giallo è stata in certo qual modo penalizzante; nel pensiero comune è stata per anni sinonimo di libri di seconda fascia, un termine spregiativo per opere di quart'ordine. L'uso del termine era pressocchè prerogativa della citata editoria mondadoriana, quella, per intenderci, dalla copertina gialla con il cerchio, senza dimenticare la vessatoria censura fascista (vedi post precedente) che mise nell'angolo il genere, limitando, per non dire impedendo, agli scrittori italiani di cimentarsi su questo campo.

Bisogna arrivare agli anni '60 e a Giorgio Scerbanenco per avere con lui la primogenitura post bellica. Questo milanese d'adozione, autore molto prolifico, anche di romanzi rosa, collaboratore di riviste femminili a larghissima tiratura, è considerato il capostipite di tutti gli autori che l'hanno poi seguito negli anni fino ai giorni nostri, senza imitarlo e sopratutto senza a imitarsi a vicenda.

Con il trascorrere degli anni e con il mutare dei tempi, ciascun scrittore italiano ha dimostrato una propria autonomia espressiva e proprie caratteristiche, sovente molto differenti rispetto a quelle dei colleghi, e nell'insieme, tra tutti, hanno dato corpo e voce a una narrativa, oggi non più nel ghetto, ma autonoma e apprezzata, non solo dal grande pubblico, ma anche dagli addetti ai lavori

Il 10 dicembre prossimo, a Courmayeur, verrà assegnato il Premio Giorgio Scerbanenco, giunto alla XVII edizione, al miglior libro giallo d'autore italiano del 2007 http://www.noirfest.com/ nella cui giuria siederà anche, tra gli altri, Tecla Dozio.

E i cabarettisti Fabrizio e Stefano? si chiederà qualcuno. Non temete, non li abbiamo dimenticati. Non ce ne vogliano se li nominiamo solo alla fine, non è punitivo, anzi li abbiamo considerati la ciliegina da mettere sulla torta.

In una serata dedicata al noir non hanno potuto che restare in tema: Il palo dell'Ortica (Walter Valdi) e Cerutti Gino (Giorgio Gaber), che si fece beccare per una Lambretta rubata al Giambellino, sono state le più note, ma degna di un palcoscenico più importante e di una ben più vasta platea è stata la Ballata dell'assassino (parole e musica dagli interpreti) molto coinvolgente ed apprezzata con intensi e prolungati applausi dei numerosi presenti che alla fine si sono fatti autografare da Fabrizio Canciani una copia del suo romanzo noir (poteva essere d'altro genere?) Il mio mitra è il contrabbasso - Todaro Editore - http://www.todaroeditore.com/ della collana Impronte, curata da Tecla Dozio.


Tecla Dozio - http://www.gialloandco.it/


Fabrizio Canciani & Stefano Covri - http://www.musicomedians.it/



a cura di Lucia e Alberto