Incontro del 15 marzo 2006 con inserto poetico
Incontro dedicato a: La dismissione di Ermanno Rea.Nell'ambito dell'iniziativa "Settimana della poesia"l'incontro del GdL è stato preceduto da uno scambio di "versi". Ripresi da un gruppo di giovani registi, i presenti hanno letto alcune poesie di Giulia Niccolai, poetessa che è stata adottata dalla biblioteca di Rozzano come protagonista dell'evento. L'occasione ha dato modo al GdL di scoprire al suo interno Maria Teresa Depaoli che ha donato alcune sue composizioni poetiche lette ed apprezzate da tutti.
L'incontro con i versi della Niccolai è risultato "non facile". Forse la serata che aprirà la "Settimana della poesia" ( 21 marzo alle ore 21.00, presso la Sala Conferenze del Centro Culturale "Cascina Grande"), di cui sarà la protagonista, ci fornirà una chiave di lettura che durante la serata non siamo riusciti a trovare.
Prima di riportare il giro dei commenti su: "La dismissione" di Ermanno Rea, il GdL di Rozzano esprime il suo ringraziamento a Luigi Favalli, Enza Orlando e Roberto Spoldi per il supporto determinante che ha consentito la sua nascita ed ha sorretto i suoi primi passi.
D'ora in avanti il GdL si autososterrà con la partecipazione ed il contributo di tutti.
Per chi non avesse letto il libro ecco un breve sunto:
"Smontare l'impianto dell'Ilva prima che giungano gli acquirenti cinesi che si porteranno via "la fabbrica" a pezzi, è il pensiero che ossessiona Vincenzo Buonocore, operaio elevato a tecnico, chiamato a realizzare lo smantellamento dell'acciaieria. Per Bonocore è impossibile condurre a termine il compito con professionalità: mettendo mano a quelle macchine egli è costretto a rileggere episodi di vita, ritrova volti e nomi di chi ha condiviso con lui l'amore per l'acciaieria. Il suo resoconto dettagliatissimo rivela un'impresa che è prima di tutto interiore, e così l'io narrante, l'interlocutore che raccoglie la confessione di Bonocore, traccia la storia della vita di un uomo che non può disgiungere il proprio destino da quello della fabbrica in cui ha lavorato."
La problematica del lavoro trattata in questo romanzo ha riportato alcuni di noi (soprattutto quelli con i capelli bianchi) al periodo descritto nel libro, in quanto queste persone hanno vissuto "sulla loro pelle" le dismissioni o pseudo dismissioni fatte passare come ristrutturazioni. La discussione si è imperniata sul senso di immedesimazione di un buon numero dei presenti che si sono rivisti in quei lavoratori dismessi quanto la fabbrica. L'aver lavorato per anni nella stessa azienda provoca, soprattutto per coloro che sono entrati in gioventù, un senso di appartenenza somigliante allo spirito che anima certi corpi militari - gli alpini, i bersaglieri - che, anche a distanza di anni, ciascuno sente ancora presente, quasi un marchio indelebile.
La vicenda narrata nel romanzo si è prestata a contrapposte considerazioni.
C'è chi ha rimproverato Vincenzo Bonocore di non aver promosso alcuna azione a tutela dei posti di lavoro e di essere diventato al contrario, uno fra gli artefici della chiusura dell'azienda. Un uomo del suo calibro, con la sua competenza tecnica anzichè progettare lo smontaggio, avrebbe dovuto organizzare le forze interne per contrastare i progetti della Direzione.
Ma quest'uomo ha un carattere molto complesso che per alcuni è risultato indecifrabile ed ha suscitato, in altri, una duplice opposta sensazione contemporanea d'amore e di odio. Agli occhi dei colleghi (e dei lettori) lui è un "crumiro".
E' fondamentalmente un "perfezionista" e nel momento in cui viene incaricato di smantellare la linea di colata continua, sente nel suo intimo di doverlo fare bene, come del resto ha sempre fatto, anzi ne vuol fare il capolavoro della sua vita lavorativa. Da ricordare il capitolo in cui viene emblematicamente descritto lo smontaggio di un certo bullone recuperato integro affinchè la macchina possa essere rimontata senza difficoltà nella lontana Cina.
Ermanno Rea ha destato ammirazione per la sua capacità di raffigurare con realismo il dramma degli operai che: "....entravano la mattino in fabbrica trascinando i piedi ....." oppure, riferito al dolore di Vincenzo che assiste all'ultima colata : "...la lingottiera ansimava come chi sta agonizzando...".
Questa sofferenza è stata percepita da qualcuno che l'ha sentita intimamente durante la lettura ed ha apprezzato ancor di più il romanzo proprio per questa empatia indotta.
Altri hanno percepito il libro scritto attorno alla macchina che è quindi al centro del racconto al pari dell' uomo , un tutt'uno indissolubile.
L'insieme macchina/fabbrica è anche qualche cosa di sovraumano: è immensa, fragorosa, l'acciaio fuso della colata nel contesto dello stabilimento è paragonabile ad una battaglia fra Titani.
Rea ha anche il merito di raffigurare con abili tratti il mondo di Napoli, della sua vita quotidiana, i piccoli traffici sommersi, tipica espressione dello spirito intraprendente dei partenepei, colmo di fantasia, disperata reazione alla mancanza di offerta di lavoro "legale" cui sopperisce a suo modo.
Tra le figure non protagoniste troviamo il padre di Vincenzo, di poche parole in famiglia ma non per questo di animo arido e senza amore verso i suoi cari, anche lui ordinato, preciso, fors'anche pignolo, perfetto artigiano intagliatore di fregi di legno da applicare alle casse da morto, tutte doti che ritroviamo nel figlio; la moglie Rosaria, sostegno morale e compagna fedele; i vari colleghi e Chung Fu, il Capo Delegazione Cinese, diventato, non prima di aver superato un po' di diffidenza, amico sincero e sostenitore di Vincenzo. E infine Marcella, giovane ragazza figlia di un collega, invaghita o forse addirittura innamorata di Bonocore.
Ritorniamo ora al tema dei commenti iniziali (il posto fisso, lo spirito d'appartenenza, ecc.): ebbene chi è costretto all'impiego precario (p.e. call center) con tutta l'incertezza del domani lavorativo, non ha sentito solidarietà, non ha provato coinvolgimento (come potrebbe?) ed il romanzo non è piaciuto.
La serata ha avuto in discussione un secondo libro "Il responsabile delle risorse umane" di Abraham B. Yehoshua letto in parallelo a "La dismissione", cui lo lega il tema comune del lavoro.
La vicenda è ambientata in Israele: un attentato nel cuore di Gerusalemme.
Tra le vittime una donna senza documenti. Il cadavere resta all'obitorio per una settimana. Chi era Julia Regajev ? Cosa era venuta a cercare a Gerusalemme ? L'azienda per cui lavorava, che non si è accorta della sua assenza, viene accusata di "crudele mancanza di umanità" dalla stampa locale.
Tocca al responsabile delle risorse umane rimediare al danno d'immagine. Ma la sua missione si trasforma in qualche cosa di molto più importante.
Un viaggio contro il gelo che sembra sceso sul mondo, contro l'egoismo e l'aridità, per recuperare la propria umanità perduta.
Tra le vittime una donna senza documenti. Il cadavere resta all'obitorio per una settimana. Chi era Julia Regajev ? Cosa era venuta a cercare a Gerusalemme ? L'azienda per cui lavorava, che non si è accorta della sua assenza, viene accusata di "crudele mancanza di umanità" dalla stampa locale.
Tocca al responsabile delle risorse umane rimediare al danno d'immagine. Ma la sua missione si trasforma in qualche cosa di molto più importante.
Un viaggio contro il gelo che sembra sceso sul mondo, contro l'egoismo e l'aridità, per recuperare la propria umanità perduta.
Tra coloro che l'hanno letto i pareri si sono divisi: a qualcuno è piaciuto, ad altri un po' meno; tra questi c'è chi non ha gradito la forma di scrittura.
Prossimo incontro martedì 11 aprile alle 20.45 commenteremo
l'opera omnia di Marta Morazzoni
l'opera omnia di Marta Morazzoni
Alberto Poluzzi
Lucia Gandolfi
Giacomina Virga
