Gruppo di Lettura di Rozzano

25.10.09


LA BIBLIOTECA INCONTRA ...
In un tiepido pomeriggio d’Ottobre la sala grande del Centro Culturale Cascina Grande di Rozzano era gremita all’inverosimile per ascoltare Canti e Racconti uno spettacolo con protagonisti Andrea Vitali, famoso medico-scrittore di Bellano uno dei cinque finalisti del recente Premio Campiello, e il complesso SULUTUMANa (a finale minuscola, non è un refuso, tradotto dal dialetto lombardo in italiano “Sul divano”).
Quattro racconti letti dall’Autore accompagnati dalle musiche composte e interpretate dal quintetto “valassino” che hanno stregato il pubblico il quale ha ricambiato con lunghi scroscianti e sinceri applausi.
Andrea Vitali, lo diciamo per chi ancora non avesse letto niente di lui (ahi ahi !!), ha una scrittura straordinariamente asciutta, essenziale, ma efficace, sono colpi di rasoio o di fioretto a seconda dei casi; due parole scritte come lui sa, hanno una potenza descrittiva migliore di due pagine di certi altri autori. Le storie sono ambientate a Bellano e dintorni, sulla riva orientale del lago di Como e quasi sempre ha il vezzo (meglio dire la qualità) di concluderle con una battuta o una situazione di sottile ironia; quando usa doppi sensi non sono mai sguaiati e il sorriso sorge senza urtare la sensibilità del lettore.
Al termine ancora applausi e complimenti con autografi sui libri e sulle copertine dei CD dei simpatici protagonisti.

A cura di Lucia e Alberto

22.10.09

ATTENZIONE !!!!
L'INCONTRO DEL 27 OTTOBRE E' RINVIATO A DATA DA DEFINIRE
PER FAVORE FATE PASSAPAROLA
GRAZIE

25.9.09

DIRETTAMENTE DALLA PENNA DI FRANCESCO ...

Paolo MAURENSIG
LA VARIANTE DI LUNEBURG
Editore Adelphi

Lo scacchista non può concepire la vita senza il campo di battaglia della scacchiera. IL gioco è cruento e la leggenda vuole che sia costata la vita al suo stesso inventore. Chi ne è preso dalla passione rimane ad esso indissolubilmente legato in modo totalizzante se non distruttivo.
Chi narra è l’ebreo Tabori che cerca da decenni senza successo il suo aguzzino nazista che nel campo di concentramento lo aveva costretto a giocare a scacchi, ponendo come posta la vita dei suoi compagni di sventura. Ad ogni sconfitta di Tabori ne venivano giustiziati un numero crescente in progressione geometrica. In tal modo l’ufficiale nazista si assicurava che l’ avversario giocasse non per compiacerlo ma bensì al massimo delle sue capacità di grande giocatore, qual’era stato prima del suo internamento.
L’occasione per scovarlo gliela offre un ragazzo adolescente molto dotato al quale egli insegna tutta l’arte del gioco, compresa una originalissima variante che “ implica il sacrificio di un cavallo, dopodiché si precipita nel caos, ma conoscendone le conseguenze si può contare di uscirne vittoriosi otto volte su dieci”. Sarà questa variante adottata da Tabori al tempo dell’internamento ed ora dal giovane Mayer nei tornei internazionali a funzionare da esca .
L’ex ufficiale nazista, divenuto facoltoso imprenditore con lo pseudonimo di Frisch, ma rimasto accanito appassionato di scacchi, ne parlerà nella sua rivista di scacchi , permettendo così a Tabori di identificarlo. Sarà il giovane Mayer a recapitare a Frisch come segno di riconoscimento un cencio a forma di scacchiera dei tempi dell’internamento. E Frisch si suiciderà dopo avervi giocato in solitudine “ la sua ultima partita: quella con la morte.”
E’ un romanzo che coinvolge come un giallo, di cui mi pare abbia la struttura, con indizi significati e considerazioni che si apprezzano appieno solo con una seconda lettura, almeno della prima parte. Così è successo a me.
Importante, puntuale e convincente l’ambientazione storica delle vicende nel grande ed affascinante mondo degli scacchi di cui fa rivivere imprese straordinarie e protagonisti storici. Di questi sa cogliere ed infondere nei suoi personaggi le grandi genialità, le passioni, le fragilità psicologiche, gli incubi e le tremende solitudini. Tabori è solo nella ricerca ostinata del suo aguzzino e nel concepire il piano per scovarlo. Mayer si riduce ad una solitudine degradata e vagabonda dopo la scomparsa del suo maestro. Frisch coltiva in solitudine la passione per gli scacchi, seppellito nel suo mondo dorato sotto falsa identità.
E ci sono anche pagine tremende, quelle che parlano dell’odio montante che ha coinvolto intere nazioni negli anni trenta, del fatalismo degli ebrei, della ferocia nazista nel demolire le personalità delle vittime ridotte a vedere negli aguzzini delle deità per il loro potere di vita e di morte . Parlano del calvario del recluso fino alla insensibilità al dolore come condizione per la sopravvivenza. E’ sempre con stupefatta partecipazione che leggo pagine così coinvolgenti della ricostruzione storica ed ambientale di quella immensa tragedia dell’umanità. Ed a questo proposito per capire e sapere di più vorrei raccomandare due romanzi dal preponderante contenuto autobiografico: Helga Schneider “Lasciami andare madre”; Imre Kertész (premio nobel) “Essere senza destino”. La prima ha avuto una madre fanatica nazista , che tale è rimasta anche dopo tanti anni . Il secondo racconta la sua shoah attraversata con la sua vita ed i suoi occhi di adolescente.

24.9.09

Mercoledì 23 settembre 2009

La variante di Luneburg
Paolo Maurensig - Adelphi
www.adelphi.it


Il libro, poco meno di cento cinquanta pagine, ha, non solo come motivo conduttore il gioco degli scacchi, ma tutte le peculiarità ad esso collegate.
Inizia come un buon giallo presentandoci un cadavere e l'incredulità delle persone vicine alla vittima.
La storia è costruita sapientemente tra presente, passato, informazioni e accenni che l'autore ha disseminato lungo tutto il libro, filosofia di vita e di morte, psicologia dei personaggi coinvolti.
Il motivo scatenante la morte di Frisch è da ricercare in un campo di concentramento di Bergen Belsen dove un giovane maestro, un ragazzo molto promettente tanto da essere considerato un maestro nonostante la giovane età, si trova rinchiuso costretto ai lavori forzati, ai digiuni e alla lotta quotidiana per la sopravvivenza; per non impazzire il giovane si rifugia negli scacchi giocando innumerevoli partite figurandosele nella mente. Un giorno, il giovane maestro viene chiamato a giocarne una vera, gli viene concessa una sistemazione migliore, pasti decenti: l'apparente buona sorte è pagata a caro prezzo: il pegno per ogni partita persa è la morte di prigionieri uccisi con progressione geometrica (prima una poi due e poi quattro...), la stessa progressione della leggenda che era costata la vita all'inventore del gioco degli scacchi.
L'enorme peso psicologico lo costringe a lottare con tutte le sue forze fino a quando il campo viene liberato dagli Alleati.
La vita riprende fino a quando un giorno a uno dei tavoli da gioco...

Un libro che ha appassionato tutti i presenti, una scrittura asciutta, una trama intrigante, indizi sapientemente disseminati lungo tutta la storia. Ogni lettore ha saputo trovare frasi chiarificatrici di questa o quella teoria. La morte di Frisch è stata causata da un altro essere umano? E' un omicidio, un suicidio, è colpa degli scacchi?
Appassionati di scacchi hanno trovato "vecchi amici", il dramma dell'olocausto ha portato alla luce esperienze familiari, ferite mai chiuse, domande a cui nessuno ha ancora dato una risposta.
La bellezza di questo romanzo ha spinto alcuni lettori a leggere un altro testo dello stesso autore: "Canone inverso": la storia di un violino acquistato in un'asta. Ricky Tognazzi ne ha tratto un film.

Prossimo incontro
martedì 27 ottobre 2009
Mal di pietre di Milena Agus

a cura di Lucia e Alberto

2.9.09

Poesia Narrativa e Scrittura Creativa

Sono aperte le iscrizioni alla sesta edizione de:

POESIA NARRATIVA '900 ITALIANO
&
LABORATORIO DI SCRITTURA CREATIVA

sabato 17 ottobre 2009 - sabato 7 novembre 2009 - sabato 12 dicembre 2009
sabato 9 gennaio 2010 - sabato 6 febbraio 2010 - sabato 6 marzo 2010
sabato 10 aprile 2010 - sabato 8 maggio 2010

I corsi si terranno presso il: Centro Culturale Cascina Grande
Via Togliatti - 20089 Rozzano (Mi)

Corso di Poesia Narrativa '900 italiano
Sabato mattina dalle ore 11.00 alle 0re 13.00 - euro 100,00
La poesia deve considerarsi necessariamente un mezzo espressivo separato dalla prosa?
Un testo poetico può produrre narrazione, può trasmettere al lettore un racconto, una storia, pur rispettando i codici stilistici inerenti al fare poesia? Per rispondere a queste e altre questioni legate allo statuto e alla fruizione della poesia, si propone un percorso che attraverso il Novecento, in particolare la seconda metà del secolo, arriva fino ai nostri giorni, un percorso in cui alcuni testi selezionati di otto grandi poeti consentiranno di individuare una linea della produzione poetica che abbandona in gran parte l'idea orfica legata al gesto poetico per avvicinarsi invece a una forma di poesia esperienziale, sia nei contenuti sia nella forma, una prassi in cui la contaminazione con la lingua parlata e con molti stilemi mutuati dalla prosa ha dato via a testi poetici che confinano, e anche sconfinano, in ciò che chiamiamo convenzionalmente narrazione.
Si leggeranno e si discuteranno testi di Guido Gozzano, di Eugenio Montale, di Giorgio Caproni, di Pier Paolo Pasolini; è prevista una panoramica sulla poesia italiana contemporanea al femminile con testi di Patrizia Valduga, Antonella Anedda, Silvia Bre, Elisa Biagini, Roberta Dapunt.

Laboratorio di Scrittura Creativa
Sabato pomeriggio dalle 14.00 alle 17.00 - euro 160,00
Sulla base della guida e delle suggestioni del docente, si darà corpo a un work in progress che, attraverso una serie di tappe successive in cui si toccheranno tecniche narrative ed espressive differenti, porterà alla stesura di un testo narrativo. Durante ogni incontro verranno letti e commentati i lavori di ciascun partecipante, svolti nel tempo tra un appuntamento e quello successivo, che avrà così modo di confrontare l'esito del proprio lavoro con la valutazione del docente e con il parere dei compagni di percorso. Il laboratorio è rivolto a tutti coloro che coltivano la passione per la scrittura, che hanno il piacere di condividerla e che la vivono cone una costante tensione conoscitiva.

Docente: Francesco Pettinari. Laureato in Filosofia, ha frequentato il Master in Tecniche della Narrazione della Scuola Holden di Torino. Conduce gruppi di lettura presso il Circolo dei Lettori di Torino, collabora con la casa editrice Einaudi, con la rivista L'Indice dei Libri del Mese, con la scuola Holden e, dal 2004, con l'Associazione Culturale Amici della Biblioteca di Rozzano.

Contatti per informazioni e prenotazioni
Lucia 347 8700437
amicicascinagrande@virgilio.it
biblioteca di Rozzano tel. 02 8925931

A cura di Lucia e Alberto

2.7.09









PRIMA SERATA



INCONTRO CON GLI AUTORI




ORGANIZZATO DALLA ASSOCIAZIONE AMICI DELLA BIBLIOTECA CASCINA GRANDE ROZZANO



Ospiti della Biblioteca Cascina Grande di Rozzano, gli Amici della Biblioteca mercoledì 1 luglio, hanno invitato due studiosi per la presentazione dei loro recenti lavori dedicati alla mente umana.


ANDREA LAVAZZA, giornalista, caporedattore centrale ed editorialista del quotidiano "Avvenire" ha pubblicato con l'editore Bruno Mondadori: "L'uomo a due dimensioni - Il dualismo mente-corpo oggi"

Secondo il filosofo americano John Searle, "il materialismo è la religione del nostro tempo, almeno per la maggioranza di coloro che studiano la mente. Ed è accettata senza domande", in realtà, far dipendere la ricchezza della nostra vita interiore soltanto dal cervello si scontra con il senso comune e solleva notevoli problemi filosofici. L'alternativa a tutto ciò è il dualismo, che salva l'autonomia della mente. Questa posizione, espressa in forma moderna da Cartesio, è però spesso trascurata in Italia (ma non nel mondo anglosassone, dove il dibattito si svolge apertamente). Si propone dunque la prima raccolta nella nostra lingua dei più importanti esponenti del dualismo contemporaneo. Tra gli autori, si segnalano David Chalmers, Richard Swinburne, Jonathan Lowe, Charles Taliaferro. Il volume colma una lacuna nella letteratura filosofica, è destinato a diventare un punto di riferimento, ma si candida anche a "muovere le acque culturali" per il suo tema e le sue argomentazioni. Costituisce in qualche modo un'"eresia" per la scienza, benché sia un testo rigoroso, equilibrato e ben incardinato nella metodologia della filosofia analitica. L'ampia introduzione di Andrea Lavazza ne permette comunque l'accessibilità a un pubblico ampio e la prefazione di Michele Di Francesco illustra il valore scientifico e l'utilità didattica dell'opera.

RICCARDO MANZOTTI, ingegnere elettronico, laureato in filosofia, dottorato in robotica, attualmente docente IULM a Milano, ha scritto, con Vincenzo Tagliasco, "L'esperienza, perchè i neuroni non spiegano tutto" editore Codice.


Che cos'è l'esperienza? Come può un organismo fare esperienza? Si tratta di uno dei problemi scientifici fondamentali: le neuroscienze stanno indagando i meccanismi che trasformano l'attività neurale in esperienza. Nei libri di testo si racconta che il cervello riceve segnali che vengono decodificati come esperienze: un odore, un colore, un gusto. Tuttavia nessuno sa come avvenga questa trasformazione. La risposta, come la lettera rubata dell'omonimo racconto di E.A. Poe, potrebbe essere sotto gli occhi di tutti. Un ubriaco cerca le chiavi di casa sotto la luce di un lampione. Quando passa un amico e gli chiede: "Perché le cerchi sotto il lampione? Le hai perse lì?", l'ubriaco risponde: "No, ma almeno qui ci vedo". Cercare l'esperienza solo dentro l'attività neurale potrebbe essere analogo al cercare le chiavi solo sotto la luce del lampione. Per capire che cos'è l'esperienza potremmo avere bisogno di un nuovo punto di vista. Gli autori intraprendono quindi un viaggio, lungo i percorsi della filosofia, della psicologia e delle neuroscienze, per rileggere secondo un'ottica diversa i risultati sperimentali sull'esperienza; immagini mentali, percezione, illusioni ottiche, sogni e allucinazioni, contribuiscono così a fornire al lettore un quadro esauriente di una delle frontiere scientifiche più attuali e affascinanti.

Temi tra i meno facili per un uditorio non specializzato, eppure l'approccio degli oratori è stato magico, le due ore di tempo sono volate; infatti i presenti, affascinati dall'argomento, presentato in modo semplice, con l'aiuto di diapositive e l'aggiunta di qualche aneddoto, sono stati accompagnati con mano sicura fino alle domande finali poste con appropriata cognizione, segno che l'argomento ostico era stato sapientemente reso piano dagli oratori.
Mercoledì 8 luglio prossimo, sempre in sala lettura della Cascina Grande, alle ore 20.45, si replica.
La Dottoressa Elena Greggia parlerà della sua recente opera:
"TUTTO A POSTO" ovvero 100 soluzioni pratiche per organizzarsi e vivere felici.
Sperling & Kupfer editore

a cura di Lucia e Alberto

1.7.09

Francesco e "LA PORTA"
di Magda Szabò

Il libro racconta la storia di un'amicizia difficile e conflittuale che cresce progressivamente tra due persone : la scrittrice narrante e " la vecchia" Emerenc, due persone che sono una l’opposto dell’altra. Il romanzo è un continuo contrappunto tra la fragilità della scrittrice e l’enorme forza di carattere di Emerenc.
Emerenc è una portinaia e collaboratrice familiare, lavoratrice infaticabile che giganteggia per la sua grandissima dignità: è lei che cerca informazioni sul suo potenziale datore di lavoro, che dice "io non lavo i panni al primo che capita". La dignità non dipende dal lavoro che si fa o dal grado sociale, ma la si costruisce e la si difende.
Il mondo delle idee - valori e giudizi - non viene ad Emerenc da educazione familiare, scuole cultura e religione, ma dalla tremenda scuola di vita che l’ha segnata. E’ anti-intelletuale, è contro tutte le istituzioni, è manichea: distingue tra quelli che tengono la scopa in mano e quelli che fanno scopare.
Amore, come inteso da Emerenc, non è intrusione ma presenza, empatia, compassione (Piatto dell’amicizia), fino al rischio della vita (nasconde il tedesco, il russo, l’avvocato) o all'estrema compromissione di sè (spaccia come sua figlia Evy Grossman). Amore che travalica gli esseri umani e quasi stregonescamente avvince gli animali vicini a lei, che ricambiano (antropologicamente) : la giovenca Viola, il cane Viola, i gatti.
Custodisce il suo mondo dietro una porta che a nessuno è permesso valicare. Disvela la sua storia alla scrittrice man mano che cresce l’attaccamento reciproco. E la scrittrice sarà la sola invitata a varcare quella porta, come suprema dimostrazione d’affetto, quando Emerenc si rende conto che la sua vita si avvicina alla conclusione.
Ma Schopenauer dice che il legame sentimentale rappresenta una aggressione da cui nascono potenziali pericoli. Così a un grande amore corrisponde un grande tradimento: Emerenc, malata, viene tradita proprio dalla scrittrice che farà forzare la porta costringendola a continuare a vivere, contro la sua volontà e disegno.
Alla conclusione del romanzo mi sembra che si imponga prepotentemente un quesito fondamentale: accettare il suicidio di Polett, dopo aver donato alla anziana signorina tutte le amorevoli cure ed amicizia umanamente possibili? Lasciare Emerenc morire tra gli escrementi? O all’opposto impedire il suicidio di Polett e forzare Emerenc a vivere ?
Da un lato c’è la fragile e trepidante scrittrice che mi sembra rappresenti tutte le umane contraddizioni e debolezze; dall’altro c’è Emerenc che nonostante la ruvidezza del carattere sa avvolgere di autentico e compassionevole amore la anziana Polett di cui rispetta la scelta suprema che aiuta a compiere con dignità . Quella stessa Emerenc fa per sé una altrettanto netta scelta di vita che gli altri non rispettano calpestando la sua dignità.
Ognuno ha da fare le sue scelte. Da parte mia non ho dubbi da che parte schierarmi: con la affascinante Emerenc.
a cura di Lucia e Alberto