Gruppo di Lettura di Rozzano

2.7.09









PRIMA SERATA



INCONTRO CON GLI AUTORI




ORGANIZZATO DALLA ASSOCIAZIONE AMICI DELLA BIBLIOTECA CASCINA GRANDE ROZZANO



Ospiti della Biblioteca Cascina Grande di Rozzano, gli Amici della Biblioteca mercoledì 1 luglio, hanno invitato due studiosi per la presentazione dei loro recenti lavori dedicati alla mente umana.


ANDREA LAVAZZA, giornalista, caporedattore centrale ed editorialista del quotidiano "Avvenire" ha pubblicato con l'editore Bruno Mondadori: "L'uomo a due dimensioni - Il dualismo mente-corpo oggi"

Secondo il filosofo americano John Searle, "il materialismo è la religione del nostro tempo, almeno per la maggioranza di coloro che studiano la mente. Ed è accettata senza domande", in realtà, far dipendere la ricchezza della nostra vita interiore soltanto dal cervello si scontra con il senso comune e solleva notevoli problemi filosofici. L'alternativa a tutto ciò è il dualismo, che salva l'autonomia della mente. Questa posizione, espressa in forma moderna da Cartesio, è però spesso trascurata in Italia (ma non nel mondo anglosassone, dove il dibattito si svolge apertamente). Si propone dunque la prima raccolta nella nostra lingua dei più importanti esponenti del dualismo contemporaneo. Tra gli autori, si segnalano David Chalmers, Richard Swinburne, Jonathan Lowe, Charles Taliaferro. Il volume colma una lacuna nella letteratura filosofica, è destinato a diventare un punto di riferimento, ma si candida anche a "muovere le acque culturali" per il suo tema e le sue argomentazioni. Costituisce in qualche modo un'"eresia" per la scienza, benché sia un testo rigoroso, equilibrato e ben incardinato nella metodologia della filosofia analitica. L'ampia introduzione di Andrea Lavazza ne permette comunque l'accessibilità a un pubblico ampio e la prefazione di Michele Di Francesco illustra il valore scientifico e l'utilità didattica dell'opera.

RICCARDO MANZOTTI, ingegnere elettronico, laureato in filosofia, dottorato in robotica, attualmente docente IULM a Milano, ha scritto, con Vincenzo Tagliasco, "L'esperienza, perchè i neuroni non spiegano tutto" editore Codice.


Che cos'è l'esperienza? Come può un organismo fare esperienza? Si tratta di uno dei problemi scientifici fondamentali: le neuroscienze stanno indagando i meccanismi che trasformano l'attività neurale in esperienza. Nei libri di testo si racconta che il cervello riceve segnali che vengono decodificati come esperienze: un odore, un colore, un gusto. Tuttavia nessuno sa come avvenga questa trasformazione. La risposta, come la lettera rubata dell'omonimo racconto di E.A. Poe, potrebbe essere sotto gli occhi di tutti. Un ubriaco cerca le chiavi di casa sotto la luce di un lampione. Quando passa un amico e gli chiede: "Perché le cerchi sotto il lampione? Le hai perse lì?", l'ubriaco risponde: "No, ma almeno qui ci vedo". Cercare l'esperienza solo dentro l'attività neurale potrebbe essere analogo al cercare le chiavi solo sotto la luce del lampione. Per capire che cos'è l'esperienza potremmo avere bisogno di un nuovo punto di vista. Gli autori intraprendono quindi un viaggio, lungo i percorsi della filosofia, della psicologia e delle neuroscienze, per rileggere secondo un'ottica diversa i risultati sperimentali sull'esperienza; immagini mentali, percezione, illusioni ottiche, sogni e allucinazioni, contribuiscono così a fornire al lettore un quadro esauriente di una delle frontiere scientifiche più attuali e affascinanti.

Temi tra i meno facili per un uditorio non specializzato, eppure l'approccio degli oratori è stato magico, le due ore di tempo sono volate; infatti i presenti, affascinati dall'argomento, presentato in modo semplice, con l'aiuto di diapositive e l'aggiunta di qualche aneddoto, sono stati accompagnati con mano sicura fino alle domande finali poste con appropriata cognizione, segno che l'argomento ostico era stato sapientemente reso piano dagli oratori.
Mercoledì 8 luglio prossimo, sempre in sala lettura della Cascina Grande, alle ore 20.45, si replica.
La Dottoressa Elena Greggia parlerà della sua recente opera:
"TUTTO A POSTO" ovvero 100 soluzioni pratiche per organizzarsi e vivere felici.
Sperling & Kupfer editore

a cura di Lucia e Alberto

1.7.09

Francesco e "LA PORTA"
di Magda Szabò

Il libro racconta la storia di un'amicizia difficile e conflittuale che cresce progressivamente tra due persone : la scrittrice narrante e " la vecchia" Emerenc, due persone che sono una l’opposto dell’altra. Il romanzo è un continuo contrappunto tra la fragilità della scrittrice e l’enorme forza di carattere di Emerenc.
Emerenc è una portinaia e collaboratrice familiare, lavoratrice infaticabile che giganteggia per la sua grandissima dignità: è lei che cerca informazioni sul suo potenziale datore di lavoro, che dice "io non lavo i panni al primo che capita". La dignità non dipende dal lavoro che si fa o dal grado sociale, ma la si costruisce e la si difende.
Il mondo delle idee - valori e giudizi - non viene ad Emerenc da educazione familiare, scuole cultura e religione, ma dalla tremenda scuola di vita che l’ha segnata. E’ anti-intelletuale, è contro tutte le istituzioni, è manichea: distingue tra quelli che tengono la scopa in mano e quelli che fanno scopare.
Amore, come inteso da Emerenc, non è intrusione ma presenza, empatia, compassione (Piatto dell’amicizia), fino al rischio della vita (nasconde il tedesco, il russo, l’avvocato) o all'estrema compromissione di sè (spaccia come sua figlia Evy Grossman). Amore che travalica gli esseri umani e quasi stregonescamente avvince gli animali vicini a lei, che ricambiano (antropologicamente) : la giovenca Viola, il cane Viola, i gatti.
Custodisce il suo mondo dietro una porta che a nessuno è permesso valicare. Disvela la sua storia alla scrittrice man mano che cresce l’attaccamento reciproco. E la scrittrice sarà la sola invitata a varcare quella porta, come suprema dimostrazione d’affetto, quando Emerenc si rende conto che la sua vita si avvicina alla conclusione.
Ma Schopenauer dice che il legame sentimentale rappresenta una aggressione da cui nascono potenziali pericoli. Così a un grande amore corrisponde un grande tradimento: Emerenc, malata, viene tradita proprio dalla scrittrice che farà forzare la porta costringendola a continuare a vivere, contro la sua volontà e disegno.
Alla conclusione del romanzo mi sembra che si imponga prepotentemente un quesito fondamentale: accettare il suicidio di Polett, dopo aver donato alla anziana signorina tutte le amorevoli cure ed amicizia umanamente possibili? Lasciare Emerenc morire tra gli escrementi? O all’opposto impedire il suicidio di Polett e forzare Emerenc a vivere ?
Da un lato c’è la fragile e trepidante scrittrice che mi sembra rappresenti tutte le umane contraddizioni e debolezze; dall’altro c’è Emerenc che nonostante la ruvidezza del carattere sa avvolgere di autentico e compassionevole amore la anziana Polett di cui rispetta la scelta suprema che aiuta a compiere con dignità . Quella stessa Emerenc fa per sé una altrettanto netta scelta di vita che gli altri non rispettano calpestando la sua dignità.
Ognuno ha da fare le sue scelte. Da parte mia non ho dubbi da che parte schierarmi: con la affascinante Emerenc.
a cura di Lucia e Alberto

26.6.09




MAGDA SZABO'



L'ultimo incontro - prima della pausa estiva - ha visto assoluta protagonista la brava scrittrice Ungherese Magda Szabò con due fra i suoi più belli e ormai meritatamente famosi romanzi.


"La ballata di Iza" - editore Einaudi

Quando muore il marito Vince, un giudice che durante gli anni del fascismo ungherese aveva subito gravi torti, la vecchia signora Szocs si ritrova completamente sola nella modesta casa di famiglia nella campagna ungherese. È allora che la figlia Iza, una dottoressa di successo che vive sola nel rigore di Budapest, decide di portare la madre a vivere con sé. Ma nella nuova casa, perfetta e confortevole come vuole la posizione di Iza, la signora Szocs non si trova affatto a suo agio: tutto è troppo freddo e senza vita, proprio come Iza. E così, a poco a poco, la fragile donna si chiude in un mutismo impenetrabile, affievolendosi inesorabilmente fino al giorno in cui non decide di ritornare al suo villaggio per compiere un gesto inatteso e liberatorio.


"La porta" - editore Einaudi


Due donne che tutto separa, due vite diverse che si scontrano. Magda Szabò descrive la strana relazione che per vent'anni è intercorsa tra lei e la sua donna di servizio. Una donna ruvida, senza età, con i suoi principi e bizzarrie, riservata, e con dei segreti nascosti gelosamente dietro la "porta" eternamente chiusa. Se tra il marito di Magda e la donna c'è subito simpatia, viceversa tra le due donne la relazione è imprevedibile, fatta di litigi, riconciliazioni, di non detto. Poco a poco il loro rapporto si distende, Emerence si vota alla narratrice, il loro legame diventa esclusivo, esigente...


La stesura dei due lavori è avvenuta a distanza di anni: il primo è del 1963 e il secondo del 1987. Al lettore attento non sfugge che M.S. si è evoluta e ha raffinato sia la scrittura che la definizione dei personaggi, invero che Emerenc e la sua padrona, scrittrice (accenno autobiografico), sono al centro assoluto della storia, mentre nel primo Iza e sua mamma spiccano sì, ma è più corale, ci sono altre figure e altre storie che avrebbero potuto essere sviluppate a parte fino a poter dare la trama ad altri scritti.


I due romanzi hanno un unico comune denominatore rappresentato dal tragico rapporto che si trasforma in conflitto tra due donne: Iza e sua mamma nel primo ed Emerenc e la sua padrona, nel secondo. In entrambi troviamo un carattere forte (Emerenc e Iza) che si erge rispetto all'altra donna dal carattere al contrario più fragile (rispettivamente la scrittrice=padrona di casa e la mamma di Iza). Ciò non toglie che non ci siano sentimenti d'amore e/o di profonda amicizia.
Iza è stata paragonata a un soldato che si è battuto/a fin da bambino/a per difendere se stessa e la famiglia dagli attacchi del mondo. Tutto quanto è riuscita a ottenere è il frutto della sua caparbietà, non ultima la splendida e prestigiosa realizzazione del centro termale sorto nel paese natale di Antal, il marito. E' nei rapporti con i suoi cari che invece al contrario fallirà. Antal l'abbandona e la madre, una volta vedova resterà profondamente delusa e attonita di fronte al pragmatismo con il quale Iza ha modellato la nuova vita a Buda alla quale vuole si conformi anche l'anziana madre, sradicata dalla tranquilla vita di provincia.
Ne "La porta" troviamo una M. S. più matura e le figure di Emerenc e della scrittrice sono più approfondite e se nel primo romanzo l'epilogo ha un alone di fatalità nell'incidente mortale in cui incappa la mamma di Iza, in questo invece c'è la certezza che l'anziana domestica, sentitasi tradita dalla persona in cui aveva trovato un porto in cui rifugiarsi dopo le tempeste della sua travagliata esistenza, si lascia volontariamente morire. Magda avrebbe dovuto difendere da occhi estranei quanto la porta aveva da anni tenuto al riparo da occhi estranei il mondo segreto di Emerenc? a costo di rinunciare alla cerimonia formale di consacrazione che la proclamava scrittrice di fama?
Con questo ricco materiale la discussione è stata vivace seppur avvenuta a ranghi ridotti dovuti alle prime partenze verso mari e monti. Come di prammatica si sono formati due fronti ognuno pro o contro la donna definita forte di ciascun romanzo, ritenute causa prima dell'amaro finale di entrambe le storie.
Ci ritroveremo dopo le vacanze mercoledì 23 settembre dopo aver letto, scritto da

Paolo Maurensig
"LA VARIANTE DI LUNEBURG"
editore Adelphi
BUONE VACANZE A TUTTI !

a cura di Lucia e Alberto

12.6.09

"LE BRACI" di ... FRANCESCO

E’ la storia di una intensa amicizia giovanile degradata nel suo opposto col sopraggiungere della maturità. In una “’Austria felix”, ma già sull’orlo del suo disfacimento, il giovane Henrich appartiene per nascita alla ricca nobiltà, ed in essa vive come naturale vocazione il proprio ruolo di ufficiale dell’esercito, nel mondo sfavillante della corte imperiale. La famiglia del giovane Konrad ha invece sacrificato tutto per far sì che il figlio possa entrare a far parte di quel mondo. Ma Konrad ha doti naturali non consone ad un soldato: ha sensibilità ed inclinazioni musicali , ama la cultura e la lettura. Ma questa ricchezza interiore anziché dare spessore esistenziale alla sua vita, si tramuta segretamente in invidia fino all’odio per la benevolenza di cui il suo amico Henrich è sempre circondato nel bel mondo dell’alta società, dove egli si muove, invece, con rigida formalità e dove trova freddezza e distanza. La situazione si aggrava col sorgere di una segreta intesa amorosa con la moglie Krisztina del suo amico Henrich che ha le sue stesse inclinazioni elettive. Nella semioscurità di un’alba di caccia Konrad punto il fucile verso la nuca dell’amico che si trova sulla traiettoria di un cervo, ma non ha il coraggio di sparare perché “è un vigliacco”. Il tragico gorgo sentimentale risucchia il resto dell’esistenza dei tre personaggi in un romantico destino di solitudine. Konrad scompare per andare a sprofondarsi, in esilio volontario, nell’inferno tropicale della Malesia. Henrich si ritira nel casino di caccia della sua tenuta. Krisztina, rimasta nel castello, si lascia morire in pochi anni dopo la delusione del non ritorno di Konrad e il silenzio di Henrich. Quarantuno anni dopo Konrad, vecchio, si riaffaccia al castello per vedere un’ultima volta i luoghi e le persone dove e con cui ha vissuto quell’unica stagione di passione le cui braci hanno continuato a fiammeggiare nel suo lungo esilio. Henrich, vecchio, lo ha atteso per tutta la vita per avere risposte ai tradimenti dell’amico e della moglie su cui, nella solitudine, ha lungamente meditato.
Tutto il romanzo è una lunga sequenza di sconfitte. Henrich fallisce perché riversa la sua carica affettiva su persone (Konrad, Krisztina) con le quali non può scoccare la scintilla della dedizione reciproca,di amicizia o amorosa, perché manca con esse la affinità elettiva. Le sceglie e le attrae nel suo mondo con la profusione dei suoi mezzi, ma resteranno diverse da lui ed egli non riuscirà a penetrare nel loro segreto e le perderà entrambe. Konrad fallisce perché subisce scelte altrui che gli impongono un ruolo che vive come mestiere e non come vocazione. Ed una volta formatosi il suo carattere patisce il desiderio di essere diverso da quello che è. La tensione emotiva lo trascina nell’invidia e odio verso l’amico sul quale compie, almeno intenzionalmente, il gesto estremo dell’assassinio. Si autopunisce dei suoi tradimenti vivendo per quarant’anni in un ambiente che gli toglie ogni sostanza intellettuale ed artistica.
Il libro è denso di considerazioni filosofiche sulla sostanza dell’amicizia, sul significato dell’uccisione, sulla ineluttabilità del proprio destino, sull’appartenenza alla propria storia, terra , società e cultura .I riflessi autobiografici di uno scrittore fecondo che ha patito l’emarginazione e la separazione anche fisica dalla sua terra e dal suo mondo culturale sono evidenti. Quella intensa nostalgia gli ha ispirato delle sublimi pagine di ambientazione nei luoghi, nel castello e nell’incanto della natura, che traspaiono vivissime come le braci mai sopite nell’animo dei suoi protagonisti.

a cura di Lucia e Alberto

30.5.09


BUON COMPLEANNO


BIBLIOTECA CASCINA GRANDE DI ROZZANO




Ricorre in questi giorni il decimo anniversario dell'apertura dell'attuale sede della Biblioteca Comunale di Rozzano; per festeggiare degnamente la ricorrenza tutti i dipendenti , Direttrice in testa, si sono organizzati e ciascuno ha profuso energie e risorse per allestire una serie di appuntamenti in Cascina coinvolgendo tutti, lettori e non.


S'è cominciato venerdì 29 con la performance della compagnia Pane e Mate, mentre sabato 30 ha visto protagonista la nota e brava scrittrice italiana Dacia Maraini presentata da Valeria Palumbo, caporedattrice dell'Europeo.


Nonostante l'orario insolito, sala conferenze gremita per ascoltare le opinioni di Dacia Maraini sui temi del suo libro di recente pubblicazione "Il treno dell'ultima notte" - Rizzoli Editore - innescate dalle domande poste da Valeria Palumbo e, al termine, da alcuni esponenti del pubblico, in prevalenza femminile.


Dalla Shoa alla rivoluzione ungherese del '56, dal Nazismo al Comunismo, dalle deportazioni nei campi di sterminio, alla mafia. Tantissima materia e pochissimo tempo, nonostante le due ore piene dedicate dalle Signore ospiti.


Valeria Palumbo ha letto, con la consueta valente interpretazione, alcuni brani del libro e un paio di poesie - tratte dal volume "Io sono la vostra voce" - scritte da una fra i più importanti poeti del '900: la russa Anna Achmatova.


Al termine autografi e dediche poi tutti a festeggiare con stuzzichini e aperitivi.


a cura di Lucia e Alberto

22.5.09



"LE BRACI" di SANDOR MARAI
editore ADELPHI




Benchè pubblicato e probabilmente anche scritto nel 1942, è un libro collocabile, sia per l'aria che si respira, che per i caratteri dei personaggi e le loro vicende, nella letteratura tradizionale romantica ottocentesca. Una storia con l'inflazionato - non primo e nemmeno mai ultimo - triangolo amoroso, interrotto bruscamente con la fuga ai Tropici dell'amante della moglie di un alto ufficiale asburgico.

La vicenda: dopo quarantun anni, due uomini, che da giovani sono stati inseparabili (una di quelle amicizie maschili non meno intense del rapporto fra due gemelli monozigoti), tornano a incontrarsi in un castello ai piedi dei Carpazi. Uno ha passato quei decenni in Estremo Oriente, l'altro non si è mosso dalla sua proprietà. Ma entrambi hanno vissuto in attesa di quel momento. Null'altro contava, per loro. Perché? Perché condividono un segreto che possiede una forza singolare: ""una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso dà calore alla vita e la mantiene in tensione"". Tutto converge verso un 'duello senza spade' - e ben più crudele. Tra loro, nell'ombra, il fantasma di una donna.

L'Autore ha affascinato il lettore con una prosa limpida, incalzante e allo stesso tempo scorrevole, catturandone l'attenzione con una misurata dose di suspance: assomiglia a un paesaggio a tutti invisibile perchè protetto da una fitta nebbia che pian piano, con lo scorrere delle pagine, si attenua e si dirada fino a dissolversi e disvelare alla fine la realtà. Scopre il passato mentre narra il presente. Magico il capitolo clou quando i due sono entrambi a caccia nel fitto del bosco, fin da prima dell'alba, allorchè Henrik percepisce di avere la canna del fucile di Konrad puntata su di sè.
E' un'opera che ha suggerito in tutti i presenti una serie di domande alle quali s'è cercato, durante il dibattito, di trovare risposte oggettive, senza però raggiungere un'unità nell'esito, cosicchè ognuno ha conservato i rispettivi punti interrogativi suggeriti dalla lettura.
Eccone alcuni. Perchè mai Konrad ritorna dopo 41 anni dal giorno della sua fuga improvvisa e inaspettata? Perchè non risponde alle domande che gli vengono rivolte? Perchè non parla e non interviene nel lungo monologo del Generale? Ha davvero puntato il fucile contro l'amico? Erano d'accordo lui e Krisztina?
E il diario di quest'ultima, conservato per anni, rinvenuto alla sua morte e mai aperto dal marito nel momento in cui finalmente avrebbero potuto entrambi leggerlo e scoprire i pensieri della donna amata da entrambi, viene gettato nel fuoco del camino in cui viene lasciato bruciare fino a diventare cenere.
E' opinione che il Generale sia il "cattivo" in quanto ha abbandonato la moglie, senza perdonarla, ritirandosi a due ore di cavallo dalla villa-castello dove lascia che Krisztina muoia da sola senza mai più rivederla, pur sapendo della sua malattia. Krisztina si è lasciata morire perchè si è sentita abbandonata da entrambi? Konrad è un vigliacco, come nell'accusa da lei pronunciata allorchè si era resa conto che K. era fuggito? Ma non è forse - nella sua presunta vigliaccheria - un uomo che ha voluto - nel momento cruciale - risparmiare la vita a colui che gli aveva manifestato devota amicizia? Konrad stesso ha vissuto con il Generale una situazione difficile da quando, diventato adulto, si era reso conto che verso di lui non aveva più nobili sentimenti e quando l'affinità elettiva dell'amicizia adolescenziale si era trasformata nell'esatto contrario, troppo diversi gli animi e gli ideali tra i due. E' Krisztina la vera e unica vittima? Abbandonata sia dall'amante, fuggito ai Tropici, sia dal marito? E ancora Henrik non è anche lui al tempo stesso "vittima" delle circostanze in quanto aveva sempre nutrito sentimenti di profonda e sincera amicizia per K. e aveva sposato Krisztina per amore e si ritrova senza moglie/amore e senza amico? Konrad fuggendo ai tropici non rinuncia non solo al piacere delle sue aspirazioni intellettuali (la musica, le letture) ma anche all'amore dell'amata? Sono Henrik e Konrad dei reclusi, ciascuno a proprio modo, il primo prigioniero dei ricordi (41 anni di meditazioni e di cupe riflessioni) e il secondo privato dalle sue maggiori aspirazioni (la presenza dell'amante e la possibilità di fare musica e leggere) in questo impedito dal clima dei Tropici avverso e malsano per un europeo?
Insomma mille domande e mille dubbi, tutti soggettivi, suggeriti dalla propria sensibilità e mediati dalle rispettive personali esperienze di vita e di cultura e accordo di tutti, con una sola eccezione, che sia un grande romanzo dal momento che ha suscitato così tante emozioni.
Il 25 Giugno prossimo - alle 20.45 - ci troveremo per la serata che precede la pausa estiva: commenteremo due romanzi di un'altra grande esponente della letteratura ungherese.
Magda Szabò : "LA PORTA" e "LA BALLATA DI IZA"
entrambi editi in Italia da EINAUDI
a cura di Lucia e Alberto






1.5.09


LO STRANO CASO DEL CANE UCCISO A MEZZANOTTE
di Mark Haddon - Einaudi
L’approccio al romanzo, causa il titolo e il fatto che il protagonista sia un quindicenne, porta a pensare appartenga al genere della letteratura per ragazzi. Niente di più lontano. E’ una storia con un argomento serio, raccontata con un piglio leggero, spiccata delicatezza e anche humor – ma sappiamo quanto brilli M. H. per questa sua qualità – con il contrappunto di alcune riflessioni scientifiche e filosofiche.
Di tutto questo e di altro s’è animatamente discusso tra la sempre folta rappresentanza del GdL rozzanese.
Per quanto siano lontani tra loro per genere e forma espressiva, è balzato all’occhio di molti che come nell’ultimo letto - “La strada” - anche in questo si possa trovare un parallelo nel comportamento delle madri. Entrambe rinunciatarie e sconfitte, ma per la mamma di Christopher c’è però il riscatto perché riuscirà nel finale a riconquistare il suo ruolo, rinunciando a se stessa, trovando un equilibrio nei difficilissimi rapporti con le manifestazioni emotive provocate dalla sindrome subita dal figlio. La mamma era crollata per il troppo amore che le aveva impedito di accettare la malattia e le conseguenze. Il padre, più pragmatico, era riuscito a sopportare e a mantenere un discreto vantaggio fino a quando, confessando di avere ucciso lui il cane, si aliena del tutto la fiducia di C. La situazione si capovolge al punto che diventa il nemico pericoloso da cui guardarsi e fuggire. Le lettere scritte al figlio e lette da questi in condizioni fortuite sono il salvagente che lo porteranno alla madre.
Ci si è chiesto se il libro sia politicamente scorretto: non è indelicato divulgare al mondo dei lettori le intime sensazioni di una persona malata? Non è sconveniente conoscere attraverso la penna dell’A. e i pensieri di C. come si relaziona con il mondo chi è colpito dalla sindrome di Asperger? Chi ci assicura che non sia solo fantasia di M. H. ?
Se queste e altre domande sorgono al termine della lettura di un libro significa che l’A. ha saputo coinvolgere, non ha raccontato una storia banale, ha raggiunto almeno uno degli scopi che immaginiamo si pongano gli scrittori: suscitare un interesse che si protrae anche dopo, lasciando nel lettore una traccia della suo lavoro.
Prossimo incontro 21 Maggio 2009
Protagonista Sandor Marai : "LE BRACI"
Adelphi

a cura di Lucia e Alberto