Gruppo di Lettura di Rozzano

15.3.12

L'INCONTRO DI APRILE

AVVERRA' VENERDI' 13

ore 15.00
(non alle 15.30 come al solito)

presso la Biblioteca ragazzi


APPUNTAMENTO PER I COMMENTI SU


"L'OMONIMO "

di

JHUMPA LAHIRI

editore Guanda

9.3.12




Giobbe. Romanzo di un uomo semplice (Hiob. Roman eines einfachen Mannes) è un romanzo di Joseph Roth, scritto nel 1930 e ispirato al personaggio biblico di Giobbe, edito in Italia da Adelphi.
Si tratta di un romanzo semplice e delicato, pieno di spunti di riflessione riguardo alla fragilità dei beni terreni e dell'importanza che ricopre la famiglia nella vita dell'individuo.
Trama
Il suo protagonista, Mendel Singer, è un uomo saggio, giusto, assennato e grande timorato di Dio. Insegna la Bibbia a dodici scolari e ogni giorno ringrazia il Signore pregando al risveglio, per lodare il Signore per il sonno e per il giorno nascente, al tramonto, quando il cielo si riempie di stelle, e prima di coricarsi.
Ha una bella famiglia composta da un'amorevole moglie nei confronti della quale, nel corso della vicenda, perderà interesse e tre figli: Jonas, il maggiore, forte come un orso; Schemarjah, astuto come una volpe e Mirjam, piccola e fragile come una giovane gazzella; un quarto figlio era in arrivo entro breve: Menuchim.
La vita di Mendel trascorre in assoluta tranquillità fino alla nascita del nuovo bambino, infatti il piccolo nasce deforme e malato di epilessia. Così iniziano per la famiglia Singer una serie di grandi sventure che porteranno lo sfortunato Mendel a ritrovarsi abbandonato da tutti e privato di ogni avere.
Anche in questo caso la fede del giusto è messa a dura prova, ma non mancherà la ricompensa dopo tanto dolore: sarà possibile per il nostro moderno Giobbe ricostruirsi una famiglia e una serenità grazie a quel figlio considerato da tutti l'anello più debole di una grande catena: Menuchim.

Troppo controversa è apparsa ai lettori la figura di Mendel con le sue peripezie, personali e famigliari, e l’innesco dell’animata discussione è stato immediato, come mettere un fiammifero acceso vicino alla paglia. Quanto l’ebreo migrante dall’Europa negli USA dei primi anni del ‘900 è aderente al Giobbe biblico? Quanto e dove l’Autore ha invece deviato? Mendel rinnega Dio oppure è rassegnato, temendo che dietro le disgrazie accadute ci sia la manifestazione di Satan tentatore? Giobbe t’insegna a vivere nella fede ed esce vivo dalla sofferenza , non la sopporta passivamente come Mendel che non ha mai cercato di crescere attraverso le disgrazie e viene percepito da certi lettori come un uomo inetto, rassegnato, apatico, ciecamente consacrato a Dio.
J. Roth ha comunque inserito una chiave di favola nella (miracolosa ?) guarigione di Menuchin e nella figura di Mirjam, giovane ventenne alla ricerca della felicità terrena, con la sua irrefrenabile voglia di vivere.


PER IL PROSSIMO APPUNTAMENTO (DATA DA DEFINIRE) LEGGEREMO

"L'OMONIMO"

di Jhumpa Lahiri

Guanda

RECENTEMENTE ABBIAMO LETTO (O RILETTO)



Il disagio della libertà

di Corrado Augias

Rizzoli



L'allenatore

e

La casa dipinta

entrambi di John Grisham

Mondadori



Fontamara

di Ignazio Silone

Mondadori



Di fama e di sventura

di Federica Manzon

Mondadori



La società letteraria di Guernsey

di Mary Ann Shaffer

Sonzogno




Il cielo diviso

di Christa Wolf

Mondadori




L'ultima caccia

e

In fondo alla Palude

entrambi di Joe R. Lansdale

Fanucci




Tutti i figli di Dio danzano

di Murakami Haruki

Einaudi





8.3.12


Alla nostra cara amica Luisa

Carissimi amici del gruppo di lettura,

desidero ricordare la nostra comune amica Luisa Leonardi Scotti,

che sabato scorso ci ha lasciati, rivolgendole un ultimo pensiero affettuoso.

"Cara Luisa, a quante battaglie verbali hai dato inizio quando ,

discutendo del libro letto, ti accorgevi che eravamo stati un po’ troppo indulgenti e comprensivi nei confronti di alcuni personaggi,

ascoltavi silenziosa tutti i commenti e poi………..dirette, pungenti e ironiche arrivavano le tue critiche,

che inducevano tutti noi a rivedere le posizioni prese .

Hai arricchito i nostri incontri con le tue osservazioni puntuali e mai banali, espresse sempre con grande verve e simpatia.

C'eri al mio ritorno, malgrado i tuoi seri impegni familiari, per testimoniare l'affetto e la stima che avevi nei miei confronti ed in quelli di tutti gli amici del gruppo.

Ti saluto grande amica

Un abbraccio alla famiglia

Giacomina"

30.1.12

MILLE ANNI CHE STO QUI
di Mariolina Venezia
editore Einaudi



Grottole, nei pressi di Matera: in un Sud poco esplorato, le vicende straordinarie e quotidiane dei Falcone, una famiglia cui il destino dona tutto e non risparmia niente, dalla guerra all'emigrazione, dalla ricchezza alla fame, passando per scandali pubblici e furori individuali. Dal capostipite don Francesco, con isuoi barili d'oro sepolti e non più ritrovati, all'ultima discendente, che fugge di casa un secolo dopo per dimenticare tutto e tutti. Una costellazione di personaggi che emergono per un attimo, colti nei momenti salienti dell'esistenza, poi vengono assorbiti dal vortice del tempo. Il loro scendere o meno a patti con la vita. L'immaginazione usata per accettare la realtà. E poi la fine di un mondo. Padri e figli, ma soprattutto madri e figlie, aspettative e tradimenti. Gli ideali politici, le lotte, le delusioni, le sviste. E la felicità, l'infelicità, la voglia di vivere. Una voglia di vivere conquistata infine al di là di ogni ideologia, credo e religione, sfidando anche l'amore romantico e le sue trappole.


Centocinquant’anni è all’arco temporale entro il quale scorrono le vicende narrate in questo libro che ci siamo chiesti essere o no un romanzo “storico”.
La domanda ha fluttuato a più riprese durante i numerosi interventi e si può affermare sia stata la questione essenziale dell’incontro.
Tutti d’accordo nel rilevare che l’autrice ha usato due diversi stili di scrittura: la prima metà è puntuale, precisa, con un ritmo lento, che con il passare dei decenni e del contesto storico, accelera via via fino agli anni ‘70 e ‘80 culminati questi nel 1989, anno della caduta del muro di Berlino, quando l’Autrice termina la saga dei Falcone.
Nella prima parte i punti e/o i personaggi cardine sono individuati contestualmente alle vicende storico-politiche italiane, nella seconda invece c’è meno incisività, è tutto più vago e meno definito.
Si può interpretare il cambiamento come metafora dei tempi: nell’ottocento i ritmi di vita erano ben più lenti che non oggi; quando si arriva al secondo dopoguerra e narra di Gioia, il romanzo accelera, al lettore pare venire a mancare la chiarezza. Quegli anni della storia italiana furono confusi e frenetici, le contestazioni studentesche e le lotte sindacali dei lavoratori li marchiarono indelebilmente con un cambiamento epocale dei costumi sociali.
Straordinario e da notare il fatto che, in poco meno di 250 pagine, M. V. abbia saputo condensare la vita di cinque generazioni di una famiglia lucana, sempre al limite tra commedia, tragedia, poesia e avventura, in una ridda di nonni, zii, nipoti, figlie, ecc. in cui l’albero genealogico è indispensabile non solo per noi lettori ma anche per Gioia che le sente narrare dalla bisnonna.

Non si può infine non ricordare che questo romanzo ha vinto il Premio Campiello del 2007.



Al prossimo appuntamento – in data da definire – commenteremo
“Giobbe: romanzo di un uomo semplice”
di
Joseph Roth
editore Adelphi



Il gruppo di lettura di Rozzano ha letto, tra gli altri, questi romanzi.

Lo Zahir di Paulo Coelho - editore Bompiani
L’ultimo quarto di luna di Zijian Chi – editore Corbaccio
Fontamara di Ignazio Silone – editore Mondadori
Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi – editore Einaudi
I contendenti di John Grisham – editore Mondatori
1Q84 di Haruki Murakami – editore Einaudi
Il quaderno di Maya di Isabel Allende – editore Feltrinelli
L’accompagnatrice di Nina Bèrberova – editore Feltrinelli
Le luci nelle case degli altri di Chiara Gamberale – editore Mondadori

Per mano mia. Il Natale del commissario Ricciardi di Maurizio De Giovanni

– editore Einaudi

11.1.12

La gita a Tindari
Andrea Camilleri - Sellerio




"Autocontrollo? Mancanza di sensibilità. No, certamente la ragione era più semplice: la differenza d'età. Lui era un cinquantino e Mimì un trentino. Augello era già pronto per il 2000 mentre lui non lo sarebbe mai stato. Tutto qua. Augello sapeva che stava naturalmente trasendo in un'epoca di delitti spietati, fatti da anonimi, che avevano un sito, un indirizzo su Internet o quello che sarebbe stato, e mai una faccia, un paro d'occhi, un'espressione. No, troppo vecchio oramà". Sta invecchiando il commissario Montalbano? No, non è questo. E' l'amarezza per un caso dai retroscena sconcertanti e orrendi. E' il saluto del nuovo secolo a questo Maigret siculo, più colto, più teso e irregolare (più "nirbùso e squieto" direbbe Camilleri, nella sua lingua giocosamente protesa alla ricerca della musica più antica dell'italiano). Egli indaga tra l'immaginaria Vigàta e Tindari, il promontorio a picco sul mare "col piccolo, misterioso teatro greco e la spiaggia a forma di una mano con le dita rosa". Un triplice omicidio è avvenuto - un giovane dongiovanni che viveva al di sopra dei suoi mezzi apparenti, due anziani pensionati seppelliti in casa che improvvisamente decidono una gita a Tindari. Li collega, sembra, solo un condominio. Ma Montalbano ha una maledizione, sa leggere i segni che provengono dall'antichissimo che vive nel modernissimo continente Sicilia: lo aiutano un vecchio ulivo contorto, la sua squadra, la svedese Ingrid, un libro di Conrad, e un Innominato senza pentimento. "La gita a Tindari", assai più di un semplice giallo (come sempre con Camilleri), ha la felicità e la facilità della commedia. Come se il processo ideativo e fantastico iniziasse - così credeva Aristotele - dall'occhio, dalla vista.
L'ultimo incontro del 2011 è stato caratterizzato dal buon umore e non poteva essere altrimenti perchè l'oggetto della discussione è stato il commissariato di Vigata con una delle sue figure caricaturali quali il famoso Catarella e il suo rapporto con il commissario Montalbano.
Montalbano il simpatico, quello che conosce il territorio e riesce a mediare tra giustizia e cultura del "popolo", e invece sorpresa ... il lato egoista di questo personaggio ha suscitato antipatia in qualcuno di noi perchè se è vero che questo personaggio sacrifica se stesso modulando la sua vita personale in funzione della sua attività, è vero anche che sacrifica tranquillamente la sua "amata" Livia utilizzandola per le sue indagini.
La bella e assolata Sicilia, protagonista dei libri di Andrea Camilleri, è una cornice splendida che fa "sopportare" meglio , ai non conoscitori del dialetto siciliano, la difficoltà di alcuni passaggi. Ma come in tutti i dialetti alcuni modi di dire non sono traducibili e restano patrimonio familiare di chi li eredita.
E come in tutte le buone famiglie , il momento conviviale ha riunito tutto il gruppo per un brindisi augurale in attesa del nuovo anno.
Accogliamo questo 2012 come un bambino appena nato con la speranza di un futuro sereno e per tutti l'augurio che almeno un desiderio possa avverarsi.

Giacomina


Ecco i suggerimenti del GDL :

Volevo essere una farfalla - Michela Marzano
Strade blu - Mondadori

Essere amiche a Kabul - Deborah Rodriguez -
edizioni Piemme

Due storie sporche -Alan Bennett -
edizioni Adelphi

e l'opera omnia di Irene Nemirovsky, un'autrice che amiamo
e che spesso viene segnalata dal gruppo

Prossimo incontro venerdì 27 gennaio 2012 - ore 15.30
Biblioteca dei ragazzi di Rozzano
via Togliatti - Rozzano
discuteremo di
"Mille anni che sto qui" di Mariolina Venezia
edizioni Einaudi











29.11.11

Ecco la data definitiva del prossimo incontro
del Gruppo di Lettura di Rozzano con brindisi finale!!!!

martedì 13 dicembre alle 15.30

Spazio Ludoteca - Biblioteca dei ragazzi di Rozzano

(adiacente alla biblioteca adulti)

Stiamo leggendo

"La gita a Tindari" di Andrea Camilleri

ed. Sellerio


25.11.11








22 NOVEMBRE 2011




HARUKI MURUKAMI




"Tokyo blues, Norvegian wood"

Feltrinelli/Einaudi


Per le strade di Tokyo, affollato crocevia di solitudini, Toru e Naoko, due ragazzi non ancora ventenni, camminano insieme in silenzio. Non sanno cosa dirsi, o forse hanno paura, parlando, di sfiorare il segreto che li tiene sospesi in mezzo alla folla: il ricordo di una sconvolgente tragedia che qualche anno prima li ha legati e divisi per sempre. Una struggente storia d'amore ambientata nel clima inquieto del Sessantotto giapponese, tra lotte studentesche e passioni culturali e politiche. Scandito da una colonna sonora d'eccezione, dai Beatles ai Doors, da Bill Evans a Miles Davis, il libro è il racconto di un'adolescenza che già sfuma nel mito. Steso tra Mykonos e Roma con in mezzo un breve intervallo in Sicilia, sulle note di “Sergeant Pepper’s Lonely Hearts Club Band” a fare da colonna sonora, “Tokyo Blues – Norwegian Wood” viene presentato dall’autore stesso, come un romanzo scritto with a little help da parte di Lennon e McCartney.


"A sud del confine, a ovest del sole"

Feltrinelli


Hajime, figlio unico, si sente un'eccezione nelle famiglie del Giappone del secondo dopoguerra. Fino a che incontra la piccola compagna di scuola, Shimamoto. Un salto tre decenni dopo: Hajime ha due jazz bar nel quartiere di Aoyama, Tōkyō ed una famiglia felice in una vita che non sente sua. Il ricordo del tempo perduto capovolgerà il suo mondo.
Murakami evoca nella narrazione in prima persona la musica come spazio intimo di scambio fra i protagonisti, dove il sorriso con cui Shimamoto ricopre la sua fragilità si fonde con un vinile di Nat King Cole. Le parole inglesi sono puro suono alle orecchie dei due compagni delle elementari. Quando da adulti quelle parole assumeranno significato, il disco non sarà diventato altro che un frammento materiale di passato, più effimero del ricordo.
Ma mentre Hajime affronta la propria esistenza, la sua prima fidanzata Izumi rimane imprigionata nel ricordo dell'abbandono.



Per la maggioranza del gruppo, questo autore è stata una piacevole scoperta, nelle sue pagine si trova un mix di occidente e di oriente, seppure l’attesa di trovare nelle pagine delle atmosfere “più giapponesi”, sia andata in parte delusa perchè queste non si sono respirate ovunque, con l’eccezione dei capitoli di “Tokio blues” dove si narra del luogo alieno nel quale Naoko era stata accolta per guarire e dove al contrario si darà la morte, suicidandosi, ultimo di una catena di gesti, che al lettore appaiono diperati, che costellano questo romanzo, il cui leit-motiv è condensato nelle parole “la morte è una parte della vita”. Molto bella la figura di Reiko che nell’ultimo capitolo fa completare a Toru un percorso di crescita necessario per continuare a vivere dopo lo shock subito con la morte di Naoko. Nelle vicende di questi giovani ventenni di fine anni ’60, all’apice della cosiddetta contestazione studentesca mondiale, si nota però l’assenza totale della famiglia, non vi è traccia di madri e di padri.
Per il titolo “A sud del confine, a ovest del sole” H.M. s’ispira ad un’altra canzone, questa volta presa dal repertorio di Nat King Cole; in entrambi i romanzi il ritmo è scandito dai frequenti riferimenti a canzoni di origine anglosassone, tradendo così il suo grande amore per questa musica. Bisogna sapere, infatti, che in anni giovanili e prima di diventare scrittore affermato, H.M. ha gestito a Tokyo un jazz-bar (autobiografia per Haijme?) ed è probabile che abbia contribuito alla sua occidentalizzazione, al pari della passione per certi autori come Fitzgerald, e si è accentuata nel momento in cui si è trasferito in USA (ricercatore presso l’università di Princeton e poi di Santa Ana in California), cui ha fatto seguito un intenso spostarsi nel mondo, per infine tornare a Tokyo. Un cittadino del mondo, in grado di mediare nei suoi libri la cultura orientale con quella occidentale.
Tornando al protagonista del secondo titolo, Haijme, trentenne indeciso, non è piaciuto; è rimasto bambino, quel figlio unico viziato in famiglia, incapace di trovare una via una volta sbalzato dalla vita ad assumersi, suo malgrado, una responsabilità da adulto qual è. H. M. ha saputo dipingere un quadro dove il presente si impasta col passato nell’ansia bramosa di un futuro negato. Shimamoto, Izumi, Yukiko: è ritratto evocativo e accattivante di fusione, smarrimento e distacco di anime e corpi in bilico tra il reale ed il possibile, dipinti in tutto il fascino delle loro incertezze generatrici di colpe, rimpianti, interrogativi e rimorsi pulsanti di vita. Romanzo dell'io o romanzo-confessione? Un richiamo troppo forte a “Il giovane Holden”?
Un ultima nota: il sesso descritto da H.M., pur esplicito, non indulge su aspetti pruriginosi, resta su piani delicati e non crediamo sia causa di offesa alla sensibilità di una certa fascia di lettrici/lettori.


Il titolo di Dicembre è:

"Gita a Tindari" - Sellerio - di Andrea Camilleri

protagonista Salvo Montalbano e i suoi collaboratori.


La data è per oggi da definire.

Potrebbe essere il 15, giovedì. alle 15.30 ci scambieremo gli auguri.

Seguite il blog per conoscere la data.